Veltroni chiede una ristampa del libro di Illy, con rapido aggiornamento del titolo: Così perdiamo AL Nord.
P.S. Se Illy domani ce la fa in Regione, diventa nei fatti l'uomo di riferimento del Centrosinistra al Nord.
lunedì 14 aprile 2008
domenica 13 aprile 2008
quando non è cosa
Da Repubblica.it,"Ultima ora" (ore 20.06):
"Ceppaloni
SANDRA LONARDO MASTELLA, SQUILLA TELEFONO MENTRE VOTA
Nella tarda mattinata mentre stava votando, a Sandra Lonardo Mastella e' squillato il telefono cellulare che portava con se'. La cosa e' stata rilevata dagli addetti del seggio elettorale ma subito e' stato accertato che l'apparecchio non aveva alcun dispositivo fotografico e pertanto non rientrava fra quelli vietati in questi casi. Tale accertamento e' stato effettuato anche dalla Digos di Benevento intervenuta presso il seggio."
"Ceppaloni
SANDRA LONARDO MASTELLA, SQUILLA TELEFONO MENTRE VOTA
Nella tarda mattinata mentre stava votando, a Sandra Lonardo Mastella e' squillato il telefono cellulare che portava con se'. La cosa e' stata rilevata dagli addetti del seggio elettorale ma subito e' stato accertato che l'apparecchio non aveva alcun dispositivo fotografico e pertanto non rientrava fra quelli vietati in questi casi. Tale accertamento e' stato effettuato anche dalla Digos di Benevento intervenuta presso il seggio."
venerdì 11 aprile 2008
un pomeriggio particolare
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Evento breve ma intenso questo pomeriggio a Pordenone. Nella cornice di "Dedica", quest'anno intitolata a Nadine Gordimer, il Comune di Pordenone ha consegnato il Sigillo della Città all'ex Segretario delle Nazioni Unite, nonché Premio Nobel per la Pace del 2001, Kofi Annan. Sala consiliare piena zeppa di autorità, di consiglieri comunali (come il vostro unile scrivano), di cittadini antichi e nuovi (una bella rappresentanza della comunità ghanese).
Discorsi brevi e di sostanza: dopo l'introduzione di Vincenzo Romor, Presidente del Consiglio Comunale, Sergio Bolzonello ha ricordato il significato dello stemma della città, con le porte aperte verso il mare (aperte verso i traffici e verso l'incontro tra culture); Riccardo Illy ha evidenziato la forza delle culture che sanno incontrarsi e produrre innovazione; Kofi Annan, infine, ha sottolineato la propria convinzione sul fatto che l'incontro tra culture sia un elemento di crescita nel mondo. Un mondo del quale, per un'oretta, ci si è sentiti tutti, nella piccola aula in fondo a Corso Vittorio, più al centro.
Ho fatto qualche foto: le allego qui. Ad una, che mette in crisi alcuni luoghi comuni, sono particolarmente affezionato, ed i Consiglieri comunali di Pordenone capiranno perché.
mercoledì 9 aprile 2008
l'insegnante, il sacerdote e lo sciamano
Bella mattina, stamane, in Provincia di Pordenone, dove si è tenuta la seconda giornata dei seminari sul lavoro di rete che coinvolgono, sotto l'egida dell'Ente locali, operatori delle cooperative sociali, dei servizi alla persona, della medicina territoriale e della scuola. Un'iniziativa cui tengo particolarmente, organizzata insieme ai mie amici de l'Ippogrifo Francesco Stoppa, Roberto Muzzin e Fabio Fedrigo. Ad introdurre e a concludere i lavori il sociologo Marco Cerri.
All'interno di una lunga e bella serie di riflessioni sull'adolescenza come situazione limite che svela le zone di tensione dell'adultità oggi, mi è stato dato il compito di proporre qualche riflessione sulla mia esperienza di insegnate al riguardo. E mi è venuto in mente di far ricorso ad alcune immagini del discorso antropologico.
La scuola è fisicamente ancora organizzata come luogo di un rito che ha queste caratteristiche: è un rito comunitario (in quanto si colloca all'interno della logica di un consesso sociale); è un rito sacerdotale (in quanto ha un officiante, l'insegnante); è un rito iniziatico (in quanto ha la sua svolta fondamentale nell'iniziazione rappresnetata dagli esami una volta detti di maturità -appunto). Il mito narrativo che le è stato tradizionalmente connesso è quello della trasmissione del sapere e dei modi di accesso all'adultità.
Ma oggi? Il punto non è quello dei riti, ma del mito diverso da raccontare. E'un mito più mobile, più oggetto di negoziato, non molto diverso nelle sue istanze fondamentali però (saperi e adultità): si ricombinano però le sue componenti, i suoi mitemi.
Di conseguenza, altri riti lo devono sostenere. Quali? L'ipotesi che ho proposto è questa: riti partecipativi, nei quali cioè ci sia non un sacerdote, ma un officiante; riti, insomma, che hanno la loro figura-perno nella figura non del sacerdote, ma dello sciamano.
Lo sciamano è un individuo che nella società spesso sta ai bordi (e socialmente l'insegnante è già, spesso, in questo stato), ma che si attiva nel momento del rito, in una dimensione strutturalmente fatta d'attraversi, una dimensione liminale (penso qui alle suggestioni della gangherologia di Giorgio Jannis): un officiante che salva lo spazio del sacro, definendolo però in una dimensione molto più mobile, interattiva, partecipativa, per le quali le metafore del Web assumono forte pregnanza cognitiva.
All'interno di una lunga e bella serie di riflessioni sull'adolescenza come situazione limite che svela le zone di tensione dell'adultità oggi, mi è stato dato il compito di proporre qualche riflessione sulla mia esperienza di insegnate al riguardo. E mi è venuto in mente di far ricorso ad alcune immagini del discorso antropologico.
La scuola è fisicamente ancora organizzata come luogo di un rito che ha queste caratteristiche: è un rito comunitario (in quanto si colloca all'interno della logica di un consesso sociale); è un rito sacerdotale (in quanto ha un officiante, l'insegnante); è un rito iniziatico (in quanto ha la sua svolta fondamentale nell'iniziazione rappresnetata dagli esami una volta detti di maturità -appunto). Il mito narrativo che le è stato tradizionalmente connesso è quello della trasmissione del sapere e dei modi di accesso all'adultità.
Ma oggi? Il punto non è quello dei riti, ma del mito diverso da raccontare. E'un mito più mobile, più oggetto di negoziato, non molto diverso nelle sue istanze fondamentali però (saperi e adultità): si ricombinano però le sue componenti, i suoi mitemi.
Di conseguenza, altri riti lo devono sostenere. Quali? L'ipotesi che ho proposto è questa: riti partecipativi, nei quali cioè ci sia non un sacerdote, ma un officiante; riti, insomma, che hanno la loro figura-perno nella figura non del sacerdote, ma dello sciamano.
Lo sciamano è un individuo che nella società spesso sta ai bordi (e socialmente l'insegnante è già, spesso, in questo stato), ma che si attiva nel momento del rito, in una dimensione strutturalmente fatta d'attraversi, una dimensione liminale (penso qui alle suggestioni della gangherologia di Giorgio Jannis): un officiante che salva lo spazio del sacro, definendolo però in una dimensione molto più mobile, interattiva, partecipativa, per le quali le metafore del Web assumono forte pregnanza cognitiva.
dichiarazione di voto
Voterò, convintamente, anche se conosco bene i limiti dei candidati che voterò, e quelli dei candidati che il mio voto eleggerà al Senato e alla Camera.
Voterò, sapendo che la miglior politica sarà quella che non si sognerà di riempire di senso gli interstizi della mia vita, né quella che ammiccherà alle mie debolezze per giustificare le proprie.
Voterò, sapendo che la politica si tesse nei gesti quotidiani, e s'intreccia poi nelle relazioni. E che è lì, nei gesti quotidiani, che subito se ne avverte la tenuta, o la nota di falso.
Voterò, sapendo che la miglior politica sarà quella che non si sognerà di riempire di senso gli interstizi della mia vita, né quella che ammiccherà alle mie debolezze per giustificare le proprie.
Voterò, sapendo che la politica si tesse nei gesti quotidiani, e s'intreccia poi nelle relazioni. E che è lì, nei gesti quotidiani, che subito se ne avverte la tenuta, o la nota di falso.
giovedì 3 aprile 2008
politica e pornografia
Al mercato di Pordenone, ieri, tra i vari candidati alle elezioni regionali che distribuivano sorrisi, strette di mano, consigli e documentazione, ce n'era una che consegnava un testo che esordiva così:
"Felicemente sposata...".
Che dire? Pornografia.
"Felicemente sposata...".
Che dire? Pornografia.
martedì 1 aprile 2008
giovani carini e problematici e forse (o forse no) competitivi
Al termine di un consiglio comunale veloce e distratto (tra microfoni che non funzionavano, candidati alle elezioni regionali presi da impegni e telefonate), andando in pizzeria, la mia capogruppo (la magica Giordana) mi ha consigliato di andare a vedere il nuovo film di Virzì, anche se ti viene il magone, ha aggiunto. E perché mai, le ho chiesto io. Perché, ha proseguito, ti fa rabbia vedere questi giovani spiritosi, educati e preparati costretti ad arrancare.
Oggi pomeriggio è iniziata, ospitata nella mia scuola, una cosa nuova: le scuole superiori della Provincia, con l'aiuto del Comune e della Provincia, si son messe d'accordo per aiutare i ragazzi più motivati degli ultimi anni a preparare gli esami di accesso per le scuole d'eccellenza universitarie (la Normale di Pisa, la Scuola Superiore di Udine, la Galileiana di Padova, cose così). Mi son trovato, insomma, a lavorare con un gruppo di splendidi diciottenni prevalentemente orientati verso facoltà così fuori da ogni spirito dei tempi come sono quelle umanistiche (qualcuno, addirittura, vuole fare Lettere!).
Interessano, almeno a parole, tanto, ai politici, questi giovani. Ieri sera pensavo a questo, dopo la solita buona pizza del lunedì dei consigli comunali, riandando alle parole di Giordana.
Un mio amico mi ha segnalato un'intervista di quelle che vanno in onda in questi giorni nelle tv locali, uno spottone elettorale insomma, durante la quale un noto uomo politico locale affrontava le, come lui e l'intervistatore le chiamavano, "problematiche dei giovani". Eh sì, cari, le problematiche, ché bisogna (o giovani) siate devianti, drogati e sballati, quantomeno, e mai che sia mai come la meglio gioventù con cui lavoro ogni dì: problematiche che si riducono, in definitiva, al fatto che i giovani ci sono e sono la stagione presente e viva, con i suoi suoni.
D'altra parte, leggendo dichiarazioni di questi giorni anche di quanti (politici) provano a formulare progetti per il sistema formativo e scolastico, si viene, per dirla alla Camilleri, "assugliati da tanticchia di sconforto": la cultura e la conoscenza hanno uno scopo, ci dicono, ed è quello di essere al passo dei tempi per le sfide del PIL e della competitività.
Mah. Ora: a diciannove anni, se mi avessero detto di studiare per le sfide della competitività...
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