giovedì 24 dicembre 2009

lunedì 21 dicembre 2009

caro Babbo Natale...

Caro Babbo Natale...



(Siamo passati dai papiri alle pergamene alla stampa, dal rotolo al libro, ecchessaramai...)

mercoledì 9 dicembre 2009

pazienza e impazienza

Oggi sono entrato in un ufficio postale per pagare una bolletta. C'erano tante persone anziane, ed erano lì tutte per la pensione.
L'impiegato allo sportello ripeteva ad ognuno che oggi le pensioni non si potevano pagare, pare che il denaro non fosse stato consegnato alla filiale.
Ma parecchi di quei pensionati non tornavano a casa, dopo la risposta, restavano lì.

Mentre attendevo il mio turno, ascoltavo brandelli di discorsi: stavano lì -erano ormai le 13- in attesa di un provvidenziale arrivo del portavalori col denaro delle loro pensioni. O di uno straordinario versamento che consentisse, non si sa come, all'impiegato di disporre del denaro per quelle pensioni.
Senza rabbia, senza acrimonia: lì, in attesa di qualcosa.
La mia impazienza per l'attesa del mio turno è evaporata, di fronte a quei pazienti, esasperati pensionati.

Sono uscito dall'ufficio, dopo un po'. Dietro la mia auto, si è avvicinato, per parcheggiare al mio posto, un signore che, contemporaneamente: fumava; parlava al cellulare; masticava una gomma; lampeggiava con gli abbaglianti.
Sono sceso, più che altro per controllare quante mani avesse.
Due,pareva.
L'impazienza mi è tornata.

venerdì 4 dicembre 2009

nessuno ascolta nessuno

Quando, come oggi, ho da rientrare a scuola il pomeriggio, mi fermo a mangiare in un piccolo locale vicino a Corso Garibaldi. Fanno bene panini caldi e primi, cose buone per bancari, avvocati, impiegati in pausa pranzo; poco prima dei tre quarti d'ora di fuoco di quell'intervallo, il posto è frequentato per gli aperitivi -rigorosamente vini, che il proprietario sa scegliere con gusto.
Oggi mi son trovato lì a cavallo tra l'ora degli aperitivi e quella della pausa pranzo, e dal mio tavolo ho assistito ad una conversazione tra aperitivisti.
Tre signori di mezz'età, artigiani e piccoli imprenditori.
Parlavano della crisi -di che altro si parla, oggi, peraltro, nei posti dove ci sono le persone reali?
Il locale, va detto, è un posto dove i quotidiani a disposizione sono Libero ed il Giornale: ma. Non si lamentavano delle tasse. Della sinistra. Dei giudici.
Quelle, le tasse, diceva uno di loro, ci sono, si sa. Tante, concordavano. Ma senza acrimonia.
-Insomma(ha detto un altro). Quando le cose andavano bene, qualche anno fa, ci lamentavamo. Adesso, che c'è davvero da lamentarsi, nessuno ci può più ascoltare.
Ma nessuno ascolta più nessuno.

mercoledì 2 dicembre 2009

scetticismo e certezze

Aurelia insegna storia e filosofia; si è laureata su Pirrone e lo scetticismo antico, e nel suo caso l'argomento della tesi si è incontrato con i giudizi sulla vita e, dentro questi, sulla scuola.
Per Aurelia, tutto quello che è, potrebbe essere diversamente, o non essere.
Gli studenti seguono le lezioni?
Va bene.
Non le seguono?
Va bene lo stesso.
I colleghi la apprezzano?
Ottimo.
La criticano?
Ottimo anche questo.

Ieri, in aula insegnanti, si parlava delle incertezze sul futuro della scuola in generale e del nostro istituto in particolare.
Che materie ci saranno?
Come saranno fatte le cattedre?
L'istituto sarà tenuto unito?
Sarà diviso?
Avremo le sedi di quest'anno?
Altre?
Queste e siffatte domande facevano il giro della stanza; ad un certo punto Aurelia, che se ne stava seduta in silenzio su un divano, si è alzata ed è sbottata:
-Eh, no! Qualche certezza ci deve pur essere.

martedì 1 dicembre 2009

ascolta

(Andando a scuola, la mattina, per strada)
(Studentessa davanti a me, al cellulare)
-Ascolta , è importante, ascolta...senti, ho da dirti questa cosa, ascolta bene...non interrompermi eh....ascolta...bon, ci sentiamo dopo, ho finito il credito.

sabato 28 novembre 2009

quietamente e ingiustamente

Il condominio in cui vivo ospita uffici, negozi e una trentina di famiglie, tra le quali una di ghanesi. Non li vedo quasi mai, se non il loro capofamiglia, in compenso in questi mesi ho seguito le vicende di quello che pare essere il membro più strategico della famiglia.
E' un camioncino bianco, un vecchissimo Transit la cui targa rimonta alla metà degli anni Ottanta. Credo sia usato per trasportare le poche cose che servono a metter su provvisioriamente casa per amici e parenti e conoscenti, insomma il camioncino è il vettore di una microeconomia marginale, residuale e familistica.
La sua carrozzeria svela colpi, aggiustamenti, ruggini: ma è il meno, il guaio è che il camioncino si ferma un giorno sì e un giorno no. E si ferma dove vuole, spessissimo nel piazzale davanti al condominio, dove il suo proprietario lo accudisce, frequentemente con l'aiuto di suoi amici, in un susseguirsi di interventi d'emergenza, dai quali evidentemente dipende il funzionamento di questo microsistema, nei suoi gesti di destinazione: dormire in un letto, avere un armadio dove riporre le proprie cose.
E' una vita che mi scorre accanto, cui io porgo i semplici gesti di cortesia che ci si scambia tra condomini, insomma: ed in questi giorni, nei quali il camioncino è fermo nel piazzale, parcheggiato evidentemente per rassegnazione a qualche sua magagna tosta, non posso fare a meno di pensare a quanto di un'economia di quieta, invisibile sussistenza si sia ingrippato.
Ma il signore ghanese, quando m'incrocia, mi saluto sorridente, ed io faccio lo stesso con lui, e tutto resta al suo posto, come si vuole di questi tempi, quietamente e ingiustamente.

mercoledì 25 novembre 2009

un sobrio desiderio di Natale

Nedl mio condominio, un piano sotto il mio, abita una coppia di quasi trentenni. Sono due persone quiete ed educate, che lavorano dalla mattina presto (lui esce prima di lei) ed il fine settimana recuperano.
Due persone che non vanno mai oltre il segno.
Due persone sobrie.

E' da metà novembre che questi due ragazzi "very normal" hanno esposto, sul balcone, le illuminazioni natalizie.
Sobrie, una striscia di aghi di pino sintetici con luci piccole e bianche.
Sobrie, ma lì da metà novembre.

Mi son detto: hanno voglia di Natale, lo stanno chiamando.
Sobri, senza urla, ma lo chiamano.
Un Natale sobrio, senza fragore, ma che arrivi, per piacere.

mercoledì 18 novembre 2009

bianco Natale

Questa cosa qui, che ancora fatico a pensare che sia vera, se lo è, è tristissima: perfettamente postmoderna, cioè decontestuale e autorefenziale (sia pure di un'autoreferenza situazionista, svincolata dal principio di non contraddizione), suggerisce un Make yourself your Catholic Religion di echiana memoria (il mirabile esercizio del primo Diario minimo).

Emblematica (se è vera: ripeto) la frase dell'assessore leghista alla Sicurezza Claudio Abiendi "per me il Natale non è la festa dell'accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità".
C'è tutto un mondo: il "per me" che richiama l'ombelicale autoreferenzialità di antica derivazione protagorea; la commistione tra "tradizione" e "identità" nella quale il cambio d'aggettivo svela l'intento di appropriazione (insomma, il senso è "il cristianesimo è nostro").
E, appunto, l'esibizione luccicante del possessivo in prima plurale, che evoca contiguità semantiche ("Padroni a casa nostra", ad esempio) in senso esclusivistico.

Alla fine, questo Natale è come quello delle canzoni americane e delle pubblicità televisive: bianco, appunto.
Quello vero, come si sa, è un'altra cosa.

martedì 17 novembre 2009

idee diverse di "pubblico impiego"

Non tanto per i contenuti, quanto per la sincronia con un altro evento , colpisce il discorso di Renzo Tondo, Presidente della Giunta Regionale del Friuli Venezia Giulia, nel corso di uno degli appuntamenti più importanti dell'anno a Pordenone, l'assemblea degli industriali, tradizionale momento per "fare il punto" della situazione nel territorio.
A quel che leggo sul "Messaggero", Tondo afferma tra l'altro (ripetendo un pensiero già espresso nelle settimane scorse) che non intende concedere aumenti ai dipendenti pubblici i quali dovrebbero essere già contenti di avere il "posto fisso". Cito Tondo, come riportato da Stefano Polzot sul Messaggero veneto:
«Al comparto pubblico non intendo concedere alcun aumento perché in questo momento sono privilegiati rispetto ad altre categorie. Hanno la fortuna di avere il posto e lo stipendio sicuri rispetto ad altri lavoratori che, in questo periodo, sono in cassa integrazione».

Insomma: nello stesso giorno in cui un Ministro della Repubblica presenta il portale Internet collegato alla sua riforma della Pubblica Amministrazione, il cui scopo più volte dichiarato è individuare i "fannulloni" e premiare (premiare, ripeto) i "produttivi", una dichiarazione del genere, come dire, stride un pochetto, per lingua (il "postofisso") e per immaginario evocato (un'idea indifferenziata di pubblico impiego). Ma non bisognava innovare?

venerdì 13 novembre 2009

da sicurezza a concurezza

Una persona per strada viene rapinata e picchiata, a quanto pare sotto gli occhi di molti. Lo leggo qui.
Succede in posti dove sembra essere massima la richiesta di sicurezza.

Mi sembra che sarebbe ora di cambiare semantica: non si-curezza, dal latino se-curus, cioè "separato dalle ragioni di preoccupazione".
Questo essere staccato, separato, mi dispiace, ma non mi evoca pace, mi evoca angoscia.

Mi piace meglio "concurezza", che in italiano ancora non c'è: "mi prendo cura di me e degli altri insieme".

martedì 10 novembre 2009

aggiornamento: l'incontro delle Istituzioni sul Consorzio Universitario di Pordenone

Sindaco, Presidente della Provincia, Presidente del Consorzio e Presidente del Polo tecncologico si sono incontrati: questo ne scrive Il Gazzettino, mettendo in rilievo l'intenzione delle Istituzioni di mantenere la presenza universitaria a Pordenone, valorizzando le eccellenze (uso l'espressione riportata a stampa); un po' più problematico il resoconto di Stefano Polzot de Il messaggero veneto, che riporto quasi per intero, non essendone disponibile una versione online:

"Seduti attorno allo stesso tavolo il presidente del Consorzio universitario e della Camera di commercio, Giovanni Pavan, il responsabile del Polo tecnologico di Pordenone, Michelangelo Agrusti, il presidente della Provincia, Alessandro Ciriani, e il sindaco del capoluogo, Sergio Bolzonello.
Pavan ha prospettato la situazione attuale che vede la riorganizzazione dei corsi di ingegneria, frutto dell’accordo tra gli atenei di Udine e Trieste, e gli effetti del trasferimento del Corso in Servizi sociali nel capoluogo giuliano, che vale per il primo anno accademico. Una scelta, peraltro, non particolarmente fortunata se è vero che le immatricolazioni a Trieste sono state inferiori rispetto alle attese.
Altri scossoni, almeno per l’anno accademico attuale e per quello 2010/2011 non ce ne dovrebbero essere, pur in presenza di timori per l’applicazione del decreto Gelmini che spinge ad accorpare i corsi nelle sedi e a superare i doppioni.
Dall’incontro è emersa la volontà di andare a un confronto con i rettori di Udine e Trieste al fine di avere maggiore chiarezza sugli obiettivi futuri e con l’assessore regionale alla Formazione, Alessia Rosolen, relativamente ai contributi che la Regione intende continuare a mettere in campo.
Sta di fatto, però, che è stata archiviata, almeno per il momento, la possibilità che a Pordenone possa essere insediato il corso di laurea specialistica in Economia. La disponibilità da parte del rettore dell’ateneo friulano, Cristiana Compagno, c’era. Il problema è che mancano le risorse. Il nuovo corso, che completerebbe il ciclo di economia, richiederebbe un investimento di 300/400 mila euro e i soci non sono nelle condizioni di poter stanziare ulteriori risorse rispetto alle quote annuali che vengono investite nel polo di via Prasecco. A maggior ragione in un momento, qual è quello attuale, caratterizzato da tagli alle risorse finanziarie che provengono dagli enti sovraordinati che impongono di fare sacrifici e anche consistenti.
L’università a Pordenone, peraltro, ha il vantaggio di autofinanziarsi quasi totalmente e questo è un elemento che pesa nelle scelte che dovranno fare gli atenei di razionalizzazione della loro presenza sul territorio.
Affrontati anche i legami ulteriori che possono essere messi in campo, mentre proseguirà il pressing nei confronti dei Comuni affinché aderiscano al Consorzio. Anche in questo caso, però, il momento non è dei migliori, visto che i municipi, per far quadrare i bilanci, dovranno tagliare le spese."


La sostanza è che corsi nuovi non ce ne saranno; si spera di riuscire, riforma universitaria permettendo, nell'impresa di difendere l'esistente; che si cercano nuovi soci tra i Comuni (cosa assai ardua, in tempi di ristrettezza di bilancio).

Sulla cosa mi son permesso di scrivere alcune mie impressioni in questo blog, le ripeto qui solo in sintesi: forse, sarebbe il caso non tanto (comunque non solo) di vedere cosa salvare, ma di ripensare l'intero sistema della formazione superiore pordenonese, a partire da una serie di domande chiave (che bisogno formativo c'è; quali risorse sul territorio lo possono intercettare; quali prospettive di ricerca si possono percorrere; quali elementi di innovazione si possono sperimentare...).
In ogni caso, negli ultimi tempi, sull'argomento sono intervenuti Augusto Antonucci ed anche, proponendo approcci diversi alla questione, Giuseppe Pedicini ed Enzo Marigliano, nell'ultimo numero della rivista La città.
Seguiremo dunque, a Dio piacendo, l'evoluzione delle cose.

Aggiornamento dell'11/10/2009: oggi "Il Gazzettino" dedica due pagine alla questione, con ampio spazio alle dichiarazioni di Alessia Rosolen, assessore regionale competente (dichiarazioni che suggeriscono molti dubbi sulla qualità e la continuità della presenza dei due atenei regionali nel Consorzio), e quelle di Alessandro Zanetti, il nuovo uomo forte della Fiera di Pordenone, che dichiara la necessità che il Campus pordenonese punti soprattutto ai manager del futuro.
Commento: il crinale si restringe, e a chi vi scrive appare sempre più evidente quanto già scritto, cioè che le Istituzioni politiche, culturali ed imprenditoriali del territorio devono trovare la forza di progettare una totale revisione del sistema di formazione superiore. Che capacità di ricerca c'é; che esigenze formative ci sono; che cosa vuol dire la nostra cominità nei prossimi 10-15 anni; che modi si possono trovare (anche con le nuove tecnologie) per favorire il diritto allo studio...l'agenda è chiara.

domenica 8 novembre 2009

consorzio universitario pordenonese: le Istituzioni si confrontano

Era cosa nota da qualche settimana, ed anche il vostro umile scrivano l'ha segnalato (rilevando le dichiarazioni del Rettore dell'Ateneo giuliano e quelle di Augusto Antonucci), che -come lo si voglia vedere- il futuro del Consorzio Universitario di Pordenone si fosse caricato di qualche nuvola, legata allo stato di salute dell'Università in genere e degli Atenei presenti a Pordenone in particolare.
Ora le massime istituzioni locali si prendono carico della questione, come dimostra la riunione indetta per domani in Comune a Pordenone. Qui Giovanni Pavan, massima carica del Consorzio Universitario, inquadra la situazione dal punto di vista dei margini operativi del territorio, suggerendo (come aveva già fatto commentando l'intervista del Rettore triestino Peroni) che non sempre "accentramento" significa "razionalizzazione".
E' probabile che la questione sia ben più complicata che il far dei conti su cosa riuscire a tenere e cosa dover necessariamente tagliare: per chi scrive, riguarda un ripensamento dell'intero sistema della formazione superiore del territorio, dei suoi fini, delle sue interazioni, ed immagino che le figure istituzionali che si riuniranno domani agiranno anche in questa direzione.

venerdì 6 novembre 2009

inneres Auge di Franco Battiato

Il testo della novità di Franco Battiato -oggi su SkyTG24 passavano una parte del video- l'ho trovato qui

INNERES AUGE
Come un branco di lupi che scende dagli altipiani ululando
o uno sciame di api accanite divoratrici di petali odoranti
precipitano roteando come massi da altissimi monti in rovina
Uno dice che male c'è a organizzare feste private
con delle belle ragazze per allietare Primari e Servitori dello Stato?
Non ci siamo capiti
e perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rincoglioniti?
Che cosa possono le Leggi dove regna soltanto il denaro?
La Giustizia non è altro che una pubblica merce...
di cosa vivrebbero ciarlatani e truffatori
se non avessero moneta sonante da gettare come ami fra la gente
La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
quella verticale verso lo spirito
Con le palpebre chiuse s'intravede un chiarore
che con il tempo e ci vuole pazienza,
si apre allo sguardo interiore: Inneres Auge, Das Innere Auge
La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
quella verticale verso lo spirito
Ma quando ritorno in me, sulla mia via,
a leggere e studiare,
ascoltando i grandi del passato...
mi basta una sonata di Corelli, perchè mi meravigli del Creato!


Il clima è quello di "Povera patria" del 1991 e di "Delenda Carthago" del 1993, sembrerebbe: musicalmente, torniamo ai temi eoici del tump-tump. Come in passato, nei momenti duri, Battiato allude alla realtà del quotidiano e guarda poi sub specie aeternitatis.

consigli di classe

Consigli di classe, oggi, con la meravigliosa presenza dei genitori e dei ragazzi, questi potenti concentrati d'intelligenza, e aspirazioni, e intelligenza, e contraddizioni.
Prima di entrare in aula, come monito, m'imprimo bene in mente questa poesia di Alda Merini, che s'intitola "Ai giovani" e che si può trovare qui:

Bella ridente e giovane
con il tuo ventre scoperto,
e una medaglia d'oro
sull'ombelico,
mi dici che fai l'amore ogni giorno
e sei felice e io penso che il tuo ventre
è vergine mentre il mio
è un groviglio di vipere
che voi chiamate poesia
ed è soltanto tutto l'amore
che non ho avuto
vedendoti io ho maledetto
la sorte di essere un poeta.


Una cosa, questa, che offre parola ad una sensazione che ho avuto la settimana scorsa, attraversando i cortili della Sapienza a Roma: una quantità straordinaria di energie, d'intelligenze, di passioni -o la si ammira o se ne resta spaventati, ma indifferenti proprio non si può.

giovedì 5 novembre 2009

il lavoro che manca

Ne ha dato ampiamente notizia il TGR del Friuli Venezia Giulia delle 7,30 di oggi: questa mattina, a Pordenone, si è svolta una manifestazione pubblica per raccontare le "storie della crisi" (ha scritto molto bene Sara Rocutto qui).

Le storie della crisi oggi sono tante, le sentiamo attorno a noi e le viviamo e le misuriamo nella nostra esperienza: una, che mi ha dato di che riflettere, l'ho sentita qualche giorno fa, me l'ha raccontata a scuola una ragazza che chiamerò Antonia.

Il papà di Antonia lavora nella zona del mobile. Fino all'anno scorso, lavoro voleva dire: l'orario contrattuale, un'ora di straordinario al giorno, quasi tutti i sabato mattina, parecchie domeniche.
Il compenso mensile, di conseguenza, voleva dire: la busta paga e un "fuori busta" corrispondente a un po' più di metà della paga.
Il compenso mensile così fatto voleva dire il mutuo pagato, le spese pagate, la scuola dei figli, le vacanze, i vestiti. Il tenore di vita, borghese nella sostanza, che ha segnato l'evoluzione del Nordest negli ultimi decenni. Un tenore di vita per il quale quel compenso era la regola, ancorché fatto di una cospicua parte accessoria.

Oggi il papà di Antonia non ha perso il lavoro: ha perso l'ora in più di ogni giorno, i sabati fissi e le domeniche frequenti.
Il suo compenso mensile è la busta paga. E basta.
Ovviamente, questo vuol dire.

Tante cose, e diverse, vuol dire, a me è venuta prima tra le altre in mente questa, semplice: che storie come quella di Antonia, di una normale anormalità, ce ne sono tante; che restano sottotraccia, per ora, ma che ci sono, e che i numeri sul lavoro che c'è o non c'è non dicono tutto.
Purtoppo.

mercoledì 4 novembre 2009

primo incontro con l'antropologia

Proprio di questi tempi, venticinque (ahi!) anni or sono, chi vi scrive cominciava la sua avventura studentesca alla Facoltà di Lettere e Filosofia della gloriosa alma mater patavina Universitas. Il primo giorno di lezione, la prima lezione, nell'angusta auletta dell'Istituto di Greco, mentre leggevo nelle pagine culturali del Corriere un'intervista a Fernanda Pivano su Pavese traduttore, si materializzò il docente di storia della lingua greca, Luigi Bottin, dal quale mi aspettavo qualcosa, non so bene che naturalmente, sulle bellezze della lingua greca. Nel giro di quarantacinque minuti, Bottin mi fece scoprire le meraviglie della Morphologie historique du grec di Pierre Chantraine, che corsi a comperare da Draghi-Randi, ed avviò me ed i presenti (i quali, nel corso delle lezioni, si fecero sempre più numerosi, fino a consigliare un saggio spostamento delle sue lezioni in un'aula più capiente) lungo i sentieri che fanno incontrare antropologia e mondo antico, snocciolando da subito i riferimenti che quell'anno a lungo tornarono: Bronislaw Maliwnoski e, naturalmente, Claude Lévi-Strauss.
Vidi smontate così le mie quattro fragili pregiudiziali classicistiche sui classici, e in cambio li ebbi, nel tempo, più enigmaticamente vicini, in quanto diversi. Questo mi veniva in mente, pensando oggi a Claude Lévi-Strauss, gli sia lieve la terra: segnalo questo bel link con brani di sue interviste.

martedì 3 novembre 2009

non più tutto dappertutto

Come si legge anche qui, l'inevitabile tendenza alla concentrazione e all'accorpamento indotta nelle Università italiane dalle ristrettezze economiche comincia a provocare conseguenze rilevanti: insomma, dall'anno prossimo Udine e Trieste si avviano a unificare le loro Facoltà di Lettere.
Significativo il commento della Preside di Lettere di Trieste,l'italianista Cristina Benussi: «Non più in competizione con Udine, non possiamo più offrire tutto dappertutto, chi ha una passione di studio autentica farà questi 60 chilometri».

La notizia, di sponda, mi riporta alle riflessioni di un post precedente sulle incognite che riguardano il futuro della presenza universitaria a Pordenone.

lunedì 12 ottobre 2009

notizia, discussione, notizia: Gigi Di Meo e le interazioni su Facebook

Anche in riva al Noncello c'è un fenomeno legato a Facebook: un fenomeno legato non ad una novità assoluta, ma a qualcosa che già c'era e che col faccialibro sta articolando nuove possibilità.
Di che si tratta?
Nel giro di poche settimane dall'apertura del suo account su Facebook, il più noto volto televisivo pordenonese, Gigi Di Meo (che i miei piccoli riconoscevano per le vie della città già a due anni), ha raggiunto la "quota 5000" che satura il numero di amici per una singola persona. Ma la cosa non si ferma qui, alla constatazione di un fatto che in fondo è noto (cioè, appunto, la popolarità del giornalista): Di Meo ha reso il suo account un luogo "sensibile" nel quale, in qualche modo, si testano e costruiscono le priorità delle notizie per l'edizione serale del suo TG.
Dalle prime ore del pomeriggio, infatti, Di Meo lancia spunti, agenzie, dichiarazioni, anticipazioni ed il suo nutrito numero di amici risponde, commenta, sviluppa, dando al giornalista un ritorno corposo (per numero d'interventi) ed immediato in merito all'interesse ed al coinvolgimento; tutto ciò, appunto, trova riscontro nelle scelte e nei modi con i quali le notizie vengono poi date nel notiziario delle 19,15.

E' significativo notare come la vita su Facebook del popolare giornalista abbia da subito goduto di un successo incomparabilmente maggiore rispetto alla sua precedente esperienza sul Web, cioè alla stagione del blog, abbandonato un paio d'anni fa dopo pochi mesi: per comprendere meglio la cosa ci vorrebbero i miei amici Milic e Marchetto, ma credo che una buona spiegazione stia proprio nel fatto che, mentre il blog direzionava la comunicazione in termini più rigidi (post-commento), Facebook consenta a Di Meo maggior velocità, più interazione e dinamismo, più condivisione empatica.

Il fenomeno è in fieri, comunque, e sarà a questo punto interessante vedere in quali termini si orienterà la sua evoluzione -dimensioni e coinvolgimento non escludono la possibilità che si creino le condizioni per un impegno diretto in politica del giornalista.

domenica 11 ottobre 2009

a proposito di un'intervista sull'università

L'intervista del Rettore di Trieste ad Enrico Milic propone, tra gli altri, il tema delle sedi periferiche e quindi anche la questione del disimpegno dell'Ateneo giuliano nei confronti del Consorzio Universitario di Pordenone.

Il Professor Peroni illustra naturalmente il punto di vista triestino, che poi è quello degli Atenei grandi che di questi tempi devono fare i conti con emrgenze economiche e strutturali; la cosa mi pare comunque interessante, dal punto di vista pordenonese, per fare una (mia, ovviamente parziale) riflessione sul significato e la presenza dell'Università in riva al Noncello.

Partiamo da un dato.
Non esiste università senza ricerca, e la ricerca si fa con biblioteche, laboratori, personale dedicato e progetti. Lo stato delle cose dice che tutto questo è possibile, nell'ambito pordenonese, forse solo nell'ambito delle Scienze multimediali; il tentativo di aprire un Dipartimento, cinque o sei anni fa, non ha sortito risultati e la possibilità che il Polo tecnologico diventi un riferimento di ricerca in grando di sviluppare energie supplementari e feconde non pare essere immediata.

Insomma: lo spazio per una presenza universitaria strutturata, a Pordenone, se c'è è davvero poco, ed induce quindi a pensare in termini di settorializzazione, di nicchia. A scartare, per essere conseguenti, progetti generalistici e a concentrare le energie. Direi di più, in questo senso: se si vuole tenere a Pordenone qualche corso "generale", magari in Economia o Giurisprudenza, sarebbe più utile attrezzarsi, accordarsi con le Università per far ricevere in remoto in diretta le videoproiezioni delle lezioni e renderle poi disponibili agli iscritti pordenonesi, magari provvedendo loro anche di tutoraggio.

Meglio, ripeto, curare le nicchie presenti e future e dotarle delle condizioni di sopra: biblioteche, laboratori, ricerca, personale. Naturalmente, se si vuole lavorare per un modello di Ateneo attrattivo nei confronti di 19-25enni del territorio e non solo. Ce ne sono anche altri, di modelli, però, non necessariamente alternativi: ad esempio la valorizzazione delle risorse presenti sul territorio, insomma la formazione postuniversitaria, che nella realtà produttiva e imprenditoriale pordenonese avrebbe senso; avrebbe senso (aggiungo, a partire dall'ambito che conosco di più) pure puntare sul ruolo dell'Ateneo per la valorizzazione e la crescita dell'intero sistema formativo pordenonese a beneficio dell'intero territorio (dalla qualità di base della formazione allo scouting dei talenti).

Certo: individuare le nicchie la loro esperibilità, valutare la possibilità di scenari postlaurea sono compiti del territorio, non degli Atenei (in questo senso, la struttura del Consorzio è un'opportunità, perché le Università sono soggetti cui ci si rivolge); sono compiti di sintesi che spettano alle figure di riferimento -insomma del ceto dirigente politico, economico, sociale e culturale.

Questo è l'altro passaggio fondante, e lungimirante: guarda alla capacità di progettare futuro.

sabato 3 ottobre 2009

non proprio malascuola

Ho riflettuto in questi giorni su Malascuola.

A parte la ruvidezza del titolo (lo so lo so, è fatto per acchiappare lettori, oggi tocca far così: però, che peccato) e gli ammiccamenti del sottotitolo (come sopra), Cremaschi ha un merito indubbio: propone a lettori non solo di scuola una visione integrale delle questioni della scuola italiana, concentrandosi, certo, sulla primaria e la secondaria ed assumendo come dato di partenza quello che di solito è l'argomento che cassa ogni discussione sui miglioramenti possibili nel sistema scolastico, e cioè la mancanza di fondi.
Cremaschi ritiene, ed intende dimostrare capitolo per capitolo, che con alcuni criteri di razionalizzazione sia possibile non solo fare dei risparmi generici, ma affrontare le sei questioni essenziali (sulle quali la convergenza nel mondo scolastico è forte, a prescindere dagli orientamenti politici):
-edilizia scolastica all'altezza,
-modifica del rapporto di lavoro dei docenti,
-riforma degli ordinamenti,
-lotta alla dispersione scolastica,
-sostegno al merito e al talento,
-finanziamento alla ricerca.

Che scuola vien fuori, dunque, dalla proposta di Cremaschi? I punti salienti:
- una scuola con meno ore in classe la settimana alla mattina, col sabato libero però e articolata su più settimane; una scuola con la possibilità di suddividere, specie nella secondaria, gli argomenti in moduli semestrali;
- una scuola che conserva l'ossatura della primaria attuale e che modifica le superiori col modello 2+2+1 (biennio comune, biennio d'orientamento, anno d'elezione orientato alla scelta universitaria: ossatura articolata e flessibile dunque), facendo iniziare il percorso a 5 anni per giungere a 18 con un esame naturalmente nuovo e modellato sul Baccalaureato francese;
- una scuola che pianifica le nuove assunzioni riducendo il numero dei docenti: la chiave è non rimpiazzare tutti quelli che, in questi anni, andranno in pensione -però, allo stesso tempo, riuscire ogni anno a selezionare e motivare all'insegnamento migliaia di giovani talenti;
- una scuola che prevede un diverso statuto del docente, con più ore da passare a scuola, una articolazione di carriera e di retribuzione fatta di ruoli funzionali e di valorizzazione del merito;
- una scuola con alcune indicazioni fondamentali formulate a livello nazionale e poi con margini organizzativi nei singoli istituti.

Punti critici e non condivisibili, com'è giusto, non mancano, ma mi pare che Cremaschi abbia messo in conto anche questi, dando in fondo al suo lavoro più il carattere di agenda setting che di proposta rigidamente normativa: ad esempio, mi pare che l'autore ritenga più facilmente liquidabili di quanto non siano la questione del precariato e quella del ruolo del "personale non docente", mentre forse la strada concreta per affrontare le questioni della scuola sia anche in una dettagliata road map di gestione di questi aspetti. Anche sull'autonomia scolastica e sul rapporto tra scuole e territorio si rimane desiderosi di qualcosa di più, ma questo è forse anche per l'impressione che Cremaschi pure su questo potrebbe dire, appunto...in ogni caso, al libro è associato un blog che sembra proprio voler stimolare le riflessioni e gli interventi.

In ogni caso, la mappa della situazione è precisa, le proposte avanzate sono chiare ed hanno tutte alle spalle storia e discussioni, non vengono certo dal nulla: l'aspetto cruciale è, come l'incipit e l'epilogo del lavoro ben colgono, quello politico.
Non tanto il fatto che la politica s'interessi della scuola, quanto il fatto che la politica sappia progettare per la scuola: due cose molto diverse. La misura della differenza tra questi due atteggiamenti l'avremo sicuramente nei prossimi mesi, attorno al tema della revisione del ciclo secondario d'istruzione.

lunedì 21 settembre 2009

Novella

Ho avuto modo di conoscere,tra Navarons e Meduno, Novella Cantarutti, e di condividere con lei una bella mattinata a parlare di miti fondativi (nel caso specifico, quello di Europa) in una edizione passata di pordenonelegge.it. Le sia lieve la terra.

mercoledì 16 settembre 2009

a proposito di agenda setting

A proposito di agenda setting: questo libro lo fa sui nodi della scuola italiana oggi. Discutibile, da discutere, ma i nodi quelli sono.

un'agenda per Pordenone

Alla vigilia di Pordenonelegge.it, dal Messaggero veneto, edizione di Pordenone, di oggi, va meditata con attenzione questa intervista di Stefano Polzot ad Augusto Antonucci, che in poche ed efficaci parole delinea senza infingimenti alcuni dei nodi critici del territorio pordenonese, suggerendo implicitamente anche un'agenda setting:

Presidente Antonucci, che ne è rimasto del sistema Pordenone?
«Non vedo nulla di nuovo all’orizzonte, anzi mi sembra di percepire dei passi indietro. Aria di campanilismo soffia sulla Fiera di Pordenone, dalla quale non vedo delle proposte che siano in grado di contribuire a superare la crisi economica, mentre si ragiona su un’intesa ancora indefinita con Udine».
Il sistema di alleanze non c’è più?
«Vedo molti segnali negativi. Non so se il sistema non funziona, certo non è idoneo alle esigenze. Penso anche al nuovo ospedale e mi sembra che i fatti diano ragione alle preoccupazioni reiterate più volte dall’amico Gianfranco Moretton».
Teme passi indietro anche per il Consorzio universitario che, seppur parzialmente, ha subito i tagli ai corsi?
«Persa la battaglia di una sede universitaria in città, il Consorzio rimane un baluardo, ma mi pare anch’esso in difficoltà. La vivacità culturale che esprime Pordenone dovrebbe concretizzarsi in un maggiore sostegno alla struttura. Invece se ne parla poco e non tutti sono convinti dell’utilità di corsi universitari a Pordenone».
E’ pessimista sulla capacità del Friuli occidentale di uscire dalla crisi economica?
«C’è ancora una scarsa consapevolezza che l’attuale congiuntura possa impoverire il tessuto industriale e manifatturiero del Friuli occidentale. Non credo che avremo più la rappresentazione delle imprese di un tempo. Non vorrei che la crisi ci ponesse in una condizione di sempre maggiore debolezza rispetto al passato».
Di chi è la responsabilità?
«Non penso a responsabilità individuali, semmai collettive. Anch’io non sono esente da critiche, nel senso che la mia parentesi di impegno in Regione mi ha distratto dai problemi pordenonesi e d’altro canto non ci si può concentrare su tutto. Noto che siamo ancora molto indietro sull’individuazione di una risposta di sistema ai cambiamenti che la crisi economica sta imponendo e questo potrebbe avere una ricaduta molto negativa sul tessuto della nostra provincia».

venerdì 11 settembre 2009

niente attualità

«Aveva ingegno, spirito critico, memoria, cultura, applicazione, previdenza, diligenza. Aveva compiuto imprese di guerra, quantunque calamitose per la repubblica, tuttavia grandi. Da anni e anni puntava al regno: alla fine, con uno sforzo immane e a costo di grandi rischi, realizzò il suo proposito. Con donativi, monumenti, distribuzioni di ricchezze e pasti pubblici aveva conquistato l’animo della massa, inesperta. Aveva legato a sé i suoi con i premi che concedeva loro; gli avversari assumendo la maschera della clemenza. Che dire di più? Un po’ con il terrore un po’ contando sulla rassegnazione aveva introdotto in un popolo libero l’assuefazione all’asservimento».



Niente attualità -o no?
E' Cesare, nel ritratto che ne fa Cicerone nella Seconda Filippica. Ne parlerà Luciano Canfora qui.

mercoledì 9 settembre 2009

un paio di luoghi comuni sulla scuola italiana

Con chiarezza di dati e di sintesi, Benedetto Vertecchi fa chiarezza qui su un paio di luoghi comuni che attraversano i discorsi sulla scuola italiana: il numero dei docenti e delle ore di lezione.
Da meditare questo passaggio del docente romano:

"L'Ocse calcola le ore di lezione in classe. Ma nei Paesi con un sistema moderno d'istruzione, più della metà delle ore d'insegnamento si fanno in laboratorio o all'esterno della scuola; in Finlandia, che è in testa nelle valutazioni Ocse, alla fine le ore passate a scuola dagli studenti sono molto superiori a quelle italiane. Noi abbiamo un'organizzazione del lavoro ottocentesca, fatta di compiti in classe, esercizi, interrogazioni, quindi il confronto è improponibile".

venerdì 4 settembre 2009

ascensore

Come sempre, al di là della lettera del contenuto, il setting: il Ministro Gelmini vestita di un tono su tono scuro-su-scuro, con a fianco Maurizio Sacconi, Ministro di quello che antifrasticamente viene chiamato Welfare. La notizia, che non è una novità, è triste, la cornice tristissima, e tristerrima la similitudine che l'accompagna: la scuola non è un ascensore che può tenere cinque persone, nel quale ne vogliono salire di più.

Intanto, nella mia città, oggi, avverrà questo.

giovedì 3 settembre 2009

margini

Vicenza, Italia
Ho mangiato una frolla di quelle vere, con la pasta esterna cotta al punto giusto, con la ricotta dentro ben legata ai canditi che l'arricchivano: nella pasticceria napoletana che sta sotto la sede dell'Associazione Artigiani di Vicenza.


Metti una sera a cena

C'è chi non fa festini, ma quelle che chiama cene simpatiche, e c'è chi s'impegna sul senso dell'Ultima Cena.

PDPlan
Non è, per il momento, il piano del Pd per l'italia, ma il nome di una ditta di Padova -ho superato un suo camioncino stamane.
Fanno box doccia.

Academiutici
L'Academiute di lenga furlana è un'istituzione per la salvaguardia della lingua e della cultura friulana (Debora Serracchiani a Vittorio Zincone, Magazine del Corriere della Sera del 26 agosto 2009).

mercoledì 15 luglio 2009

buona estate

Bordopagina va nella foresta e torna, se Dio vuole, o per chi preferisce se il fato consente, a settembre.
Buona estate.

venerdì 26 giugno 2009

la prova di latino del classico

Qualche passaggio sintatticamente impegnativo nella parte centrale (ad eius qui..) e nella conclusione (modo...), necessità di qualche attenzione alle corrette rese lessicali: il testo di Cicerone di quest'anno, una riflessione sulla clemenza e sulla severità nei comportamenti, soprattutto politici, può essere considerato di media difficoltà, giusto quindi per una prova d'Esame di Stato. Vediamolo.


Cicerone, De officiis, 1, 88-89


Nec vero audiendi qui graviter inimicis irascendum putabunt idque magnanimi et fortis viri esse censebunt; nihil enim laudabilius nihil magno et praeclaro viro dignius placabilitate atque clementia.
In liberis vero populis et in iuris aequabilitate exercenda etiam est facilitas et altitudo animi quae dicitur, ne si irascamur aut intempestive accedentibus aut impudenter rogantibus in morositatem inutilem et odiosam incidamus.
Et tamen ita probanda est mansuetudo atque clementia ut adhibeatur rei publicae causa severitas, sine qua administrari civitas non potest.
Omnis autem et animadversio et castigatio contumelia vacare debet, neque ad eius qui punitur aliquem aut verbis castigat sed ad rei publicae utilitatem referri.
Cavendum est etiam ne maior poena quam culpa sit et ne isdem de causis alii plectantur alii ne appellentur quidem.
Prohibenda autem maxime est ira puniendo; numquam enim iratus qui accedet ad poenam mediocritatem illam tenebit quae est inter nimium et parum quae placet Peripateticis, et recte placet, modo ne laudarent iracundiam et dicerent utiliter a natura datam. Illa vero omnibus in rebus repudianda est optandumque ut ii qui praesunt rei publicae legum similes sint quae ad puniendum non iracundia sed aequitate ducuntur.


TRADUZIONE


Non devono essere ascoltati (audiendi è gerundivo; è sottinteso sunt) coloro i quali crederanno che bisogna adirarsi fieramente con gli avversari, e giudicheranno che questo (id: adirarsi) sia proprio dell'uomo magnanimo e forte ("genitivo di pertinenza"); nulla infatti è più lodevole, nulla più degno di un uomo grande e nobile della mitezza e della clemenza (secondi termini di paragone in ablativo).
Nei popoli liberi e nell'eguaglianza del diritto, bisogna anche esercitare arrendevolezza (facilitas) e quella che è chiamata padronanza di sé, perché non incorriamo (proposizione finale) nella inutile e odiosa scontrosità, se ci adiriamo o con quelli che ci avvicinano inopportunamente o con quelli che ci fanno richieste sfrontatamente (due participi sostantivati in caso dativo).
E tuttavia la mansuetudine e la clemenza deve essere approvata a tal punto, che (consecutiva), per il bene dello Stato, si adoperi la severità, senza la quale nessuna società (civitas) può essere amministrata.
Ogni punizione e ogni rimprovero, però, deve essere privo di offesa, e mirare, non alla utilità di colui che punisce (verbo deponente) qualcuno o lo riprende a parole, ma a quella dello Stato.
Bisogna anche badare (uso dei verba curandi)che la pena non sia maggiore della colpa, e che alcuni non siano duramente colpiti, altri neppure rimproverati per le medesime ragioni.
Soprattutto è da evitare l'ira nel punire: chi si volgerà al castigo adirato, non terrà mai quella moderazione, che è fra il troppo e il poco, che piace ai Peripatetici, e piace giustamente, a patto che (modo con i congiuntivi) poi non dovrebbero lodare l'ira e dire che essa è utilmente data della natura.
Quella (l'ira) deve davvero essere ripudiata in tutte le cose, e bisogna auspicare che coloro i quali sono a capo dello Stato assomiglino alle leggi, le quali sono tratte a punire non per ira, ma per equità.

giovedì 25 giugno 2009

le tracce d'italiano dell'esame di Stato

Quest'anno tracce in versione light: la tipologia B, quella che richiede l'articolo di giornale o il saggio breve, si è basata su un numero di documenti molto più esiguo del solito; documenti, inoltre, decisamente più smilzi e meno strutturati di quelli del passato, che dovrebbero aver favorito lo svolgimento "giornalistico" più che quello "saggistico" (un approccio un po' meno liceo-classico-centrico, insomma: vedete anche qui).
L'analisi testuale su Svevo presentava consegne di lettura decisamente agili, addirittura con qualche ridondanza interna dovuta alla magrezza dell'osso da spolpare ermeneuticamente (e comunque, tutti i quesiti dal 2.1. al 2.5 appaiono abbastanza sciapi -si veda anche Giorgio De Rienzo).
Abbordabile su più livelli il tema di storia (del quale, devo dire, mi ha colpito l'anodino allineamento di monarchia, fascismo e democrazia come "regimi di governo"). La traccia "libera" prendeva spunto dal ventennale della caduta del muro di Berlino e proponeva una riflessione su "democrazia" e "libertà", ma anche sul contesto storico che i fatti del 1989 evocavano: più facile che ci sia stata attenzione, nello svolgimento, alla prima parte della questione, che a quella specificamente storica.
Attesissima la traccia sui Social Networks (in merito alla quale vale, al contrario, l'osservazione di prima: qui, probabilmente, sono i ragazzi ad aver più cose da insegnare ai loro prof...).
Dal gusto vintage la traccia sulla cultura giovanile (visto che la documentazione iconografica presentava la Vespa e la minigonna, per dire, e come unico segno di esterma modernità il logo di Facebook).
Decisamente svincolata da riferimenti alla contingenza della crisi economica la traccia sull'innovazione e la creatività.
Innervata di spunti che si possono prestare anche a sviluppi originali (ad esempio la mesta ironia di Gozzano) la traccia su innamoramento e amore, nella quale si segnala una improprietà di citazione -peraltro di quelle ormai tipiche ovunque-, ovvero l'attribuzione del saggio di Francesco Alberoni al 2009.

domenica 21 giugno 2009

metafora dei tempi

L'incrocio tra viale della Libertà e viale Dante che farò quattro volte al giorno. Prima del semaforo, una Mercedes grigio metallizzata ferma, i quattro lampeggianti all'opera, a segnalare che il guidatore è nei paraggi e ha pensato bene di lasciare lì, in prossimità di una svolta obbligata, il suo mezzo. Una vocina classista dentro di me chiede se ho mai visto una Panda, con le frecce a lampeggiare sull'incrocio.
Il semaforo è rosso, mi fermo dietro ad una corriera dell'Atap.
Da dietro la corriera, passando tra le auto, si muove una ragazza sui venticinque, coda di cavallo nera, nero l'occhiale da sole, jeans stinti stretti, con vita bassa d'ordinanza, sandalo aperto con tacco 12 e tatuaggio in buona vista su entrambe le caviglie. Sguardo velinesco in posa, adeguato alla risaputa superbia del look.
E' la conducente della Mercedes, verso la quale si dirige. La vocina classista sta per dire qualcosa, ma le intimo di lasciar perdere.
Ma, ecco, il sandalo sbanda, la cavigli tatuata cede, e la bocca della similvelina si apre in una smorfia di sorpreso spavento, e gli occhi si ravvivano del lampo dello sbigottimento.
In questo momento la tamarra d'ordinanza di prima si è rivelata come creatura, come persona. In questo momento, come dire, è diventata il centro di un umano interesse. La vocina è d'accordo.
E' solo un momento, naturalmente, passato lo stupore la guidatrice di Mercedes torna in posa. L'umano interesse svanisce, quello di plastica che l'insieme ricomposto evoca non interessa a me.
Ecco, ho pensato, una metafora esatta dei tempi che attraversiamo.

venerdì 19 giugno 2009

i grandi dubbi

...Montale, Svevo, Moravia, i Futuristi?...Tacito, Seneca o Petronio?
Le menti di un bel numero di giovani italiani sono in questi giorni attraversate da questi nomi, ed è una consolazione, pensando ad altri nomi e ad altre cose che potrebbero intercettare la loro attenzione.
L'esame di maturità, indubbiamente,ti riavvicina alla cultura. Poi decidi tu se vuoi starle vicino.

mercoledì 17 giugno 2009

lunedì 15 giugno 2009

lo Stato-azienda

Del comizio elettorale dell'Homo Arcorensis ai giovani imprenditori quello che mi ha impressionato maggiormente è stato il ritorno dell'immagine dello Stato-azienda. Davvero, è terminologia vecchia, dei tempi della Milano da bere,e porta pure un po' sfiga, diciamo anzi che porta parecchio sfiga, e lasciamo stare che la politica è una cosa, un'azienda è un'altra cosa, ma insomma, i suoi consulenti d'immagine, diteglielo, no?

venerdì 12 giugno 2009

la nuova scuola superiore e la politica nel territorio

Il Consiglio dei Ministri approva oggi, in prima lettura, il riordino del sistema dell'istruzione superiore proposto dal Ministro Gelmini. Andrà in vigore nel 2010/11, ma per il biennio, pertanto avrà conseguenze anche per chi s'iscrive alle superiori quest'anno.

Ora, è chiaro: il senso generale del provvedimento è meno ore, meno spesa. Su questa cosa si tornerà in altri modi ed altre sedi.
Poi, c'è un altro risvolto, che è quello delle quote orarie di "autonomia", per arricchire l'offerta formativa: qui si vedrà la saggezza dei politici locali, ed in generale la lungimiranza del ceto dirigente locale: a loro starà molto, nel capire, coordinare, progettare scenari.

giovedì 11 giugno 2009

lo stato dell'arte nelle tecniche di copiatura

Questa è una nota ad uso dei colleghi docenti.
La nostra collega Caterina Policaro, in questo post ci riassume lo stato della situazione in merito a tecniche e modalità di copiatura utilizzabili per l'esame di Stato.
Niente moralismi, please. Da che scuola è scuola, le tecniche di copiature ci sono sempre state: adeguate alla tecnologia del momento, naturalmente, ed alla creatività nel nascondimento.
Prendiamo la cosa in un altro modo: è, mi pare, un caldo invito a capirne qualcosa di più, di queste nuove tecnologie. E magari a capire come sfilarle di mano al "nemico" e usarle per fare buona didattica (...lezioni tra Twitter, ebooks, netbooks e lavagne condivise...)

martedì 9 giugno 2009

breve commento ai risultati elettorali

Ha vinto la Lega Nord.
Aveva vinto anche l'anno scorso, per le stesse ragioni di quest'anno: radicamento nel territorio e capacità di esprimere una classe dirigente che vuole dirigere e contare e che lo dice senza perifrasi.

"Radicamento nel territorio" era una delle declinazioni del "PD federale" che meno
di due anni fa accompagnavano molte delle occasioni politiche alle quali partecipai. Ma voleva dire "aspettare che qualcuno dicesse cosa fare".

In fondo, il soldato Franceschini ha compiuto la sua missione disperata di risollevare il Pd dal 22% di cui il partito era accreditato a febbraio, ma lo ha fatto dovendo drasticamente scegliere: ha battuto via mediatica, lasciando andare il territorio.
Ed ora, chi ha voglia, di lì deve ripartire.

giovedì 28 maggio 2009

(non è) una storia italiana

Finalmente, la generazione dei quarantenni, praticamente condannati a fare gli eterni secondi e gli eterni portaborse e gli eterni attendenti in lista d'attesa, batte un colpo.
Un ragazzo quasi quarantenne, con poca esperienza specifica, però dotato di intelligenza, cultura e garbo, politicamente progressista, cui viene affidata un'impresa di valore e dalle grandi aspettative, e che quelle aspettative -anzi: più di quelle aspettative, mettendoci in aggiunta l'intelligenza la cultura il garbo suoi propri- realizza.
Ah, beh, certo: non è una storia italiana.

domenica 24 maggio 2009

sabato 23 maggio 2009

dai padri fondatori alle interiezioni

"Sto veramente pensando ad un disegno di legge di iniziativa popolare - ha aggiunto Berlusconi - per diminuire, che so, a 300 il numero dei deputati e a 150 il numero dei senatori".
Lo leggo qui.
Il "che so" è, naturalmente, la cosa più notevole.

sabato 16 maggio 2009

Facebook sì, Facebook no

Dunque, mentre l'assessore regionale De Anna conduce la sua battaglia perché i dipendenti regionali non accedano a Facebook in orario di lavoro (vabbè, magari in pausa pranzo sì, dice Renzo Tondo), l'Assessore al Comune di Pordenone Loris Pasut dice che tale impedimento è già in atto per quel che riguarda gli uffici del capoluogo in riva al Noncello. I motivi, a quel che si comprende, sono legati alla sicurezza ed ai rischi di pirateria informatica.Può essere, chi lo sa.
In ogni caso, mi pare che la questione-Facebook apra spazi di riflessione: sono sottese dicotomie di relazione con la Rete quali pubblico/privato,casalingo/lavorativo; dicotomie che rimandano a definizione antropologiche degli spazi dell'esistenza che sembrano stressare molto la sfera dell'esperienza individuale. Ma la Rete non servirebbbe, invece, a definirla in modi nuovi? Guru gangherologi, abitatori dei nuovi territori, battete il vostro colpo! Illuminateci!

venerdì 15 maggio 2009

finalmente cattivo

Ti vedi come una persona normale.
Hai avuto la tua giornata, fatta come le giornate di tanti.
Il lavoro, con i momenti buoni e quelli irritanti, con le scadenze improrogabili ed i dubbi sul futuro.
Hai fatto i tuoi conti per il mese: il mutuo, le bollette, lo stipendio che riceverai, quanto vorresti mettere da parte per le vacanze di quest'estate.
Hai voluto bene alla persona cui vuoi bene. In qualche momento no, avresti voluto litigare. Forse poi l'hai fatto, e te ne dispiace, forse non l'hai fatto,e magari te ne dispiace.
Hai visto mille cose che vorresti comprare. Forse due che ti servono.
Hai visto cento donne che vorresti desiderare. Magari quella da amare no, o ce l'hai già e non te ne ricordi, non sai.
Hai mangiato di fretta, bevuto qualche caffè di troppo.
Sei tornato a casa.
La sera, ti fermi sul divano a televisore spento.
E'l'ora in cui potrebbero visitarti i fantasmi delle cose non fatte, i desideri delle cose da fare, i rimorsi delle cose che non sarai.
Invece no.
Invece, ti scopri finalmente cattivo.

martedì 12 maggio 2009

non completamente gratuito

Non voglio entare nella questione di merito,ma dall'articolo di Domenico Pecile sul "Messaggero veneto" di oggi a proposito del divieto di accedere a Facebook in orario d'ufficio per i dipendenti regionali, m'incuriosisce questa dichiarazione di Elio De Anna:

"oltretutto Facebook non è completamente gratuito e questo potrebbe creare, dunque, problemi di ordine giuridico".

La domanda, ovviamente, è: cosa vuol dire che "non è completamente gratuito"?

lunedì 4 maggio 2009

Patrem esse interest

Certe his debus compertum habeo patrem, pleno ac gravi sensu huius verbi, esse magni interesse, si tibi res publica cordi sit.

sabato 2 maggio 2009

mutati

Tres anni sunt hodie a primo meo die in consilio urbis Portinaonensis. Quantum mutati ab illis!

mercoledì 29 aprile 2009

martedì 28 aprile 2009

dubius Latine loquendo

Dubius sum an, Latine loquendo, consilia mea clariora fiant. Forsitan, Graece et Latine cum ea expromam, melius decernam inter ancipitia.

sabato 25 aprile 2009

la piccola e produttiva città del Nordest s'interroga

Sono saliti in una città del Nordest in più di cento. Si sono chiusi in quattro aule ed un corridoio di un Liceo e per cinque ore hanno spremuto le loro meningi su un passo di un poeta latino, per tradurlo e commentarlo. Poi hanno visitato questa piccola città del Nordest della destra Tagliamento, che s'interroga molto sul suo futuro.
E il giorno dopo hanno applaudito un piccolo gruppo tra loro, quelli che hanno capito più e meglio di quel poeta latino a nome Lucrezio.
Centoventidue liceali delle scuole italiane, accolti dai millesettecento e qualcosa del Liceo che li ha ospitati. Una marea di splendidi diciottenni. I giovani d'oggi, questo grave problema sociale, secondo parecchie sirene stonate.
Intanto, la piccola e produttiva città del Nordest s'interroga molto sul suo futuro.

giovedì 26 marzo 2009

traduci anche tu dal politichese all'italiano

Manca nel panorama, ma sarebbe ora di farlo, un bel Certamen Politicum, gara di traduzione in italiano delle dichiarazioni dei politici. In attesa di pensare all'evento, cominciamo con un esercizio facile facile, desunto dai quotidiani di oggi.


TEMA NUMERO 1: Danilo Narduzzi sulla Presidenza della Fiera di Pordenone (fonte: il Gazzettino, edizione di Pordenone, 26 marzo 2009):

«Non mi interessa sapere se Alvaro Cardin ha amministrato bene o male la Fiera. Quello che mi preme è che la Regione, visto che ha sempre aperto il portafoglio, non può pensare di lasciare tutta la gestione ai soci e alle categorie economiche. La Regione ha il diritto - dovere di dare gli indirizzi alla Fiera e di indicare il presidente». A parlare è il capogruppo del Carroccio, Danilo Narduzzi, dopo che si è aperto il fronte sul cambio al vertice della Spa di viale Treviso. «Non è pensabile - va avanti Narduzzi - che tutte le decisioni vengano lasciate alle categorie che per quanto mi consta non hanno praticamente mai aperto il portafoglio. La Regione, dunque, deve prendere in mano la questione». Non ci sono, invece, interessi da parte Giuseppe Pedicini sul fronte della presidenza della Fiera. «Non c’è mai stato da parte mia - spiega - un interessamento su questo fronte. Non capisco,quindi, perchè qualcuno possa affermare cose del genere».

SVOLGIMENTO:
"Il Presidente della Fiera di Pordenone lo decidiamo noi. E che nessuno pensi il contrario".

mercoledì 25 marzo 2009

soli

Gli inviti all'ottimismo si sprecano, di questi tempi. Ogni mattina la prima notizia di Sky Tg 24 ha per protagonista un imprenditore ora in politica che ci invita ad essere ottimisti: e se non è lui a farlo, c'è l'uomo dei sogni americani al suo posto.
Ora, in questi giorni attorno a me vedo tante persone che proprio non ce la fanno ad essere ottimiste, e non necessariamente perché risentano della crisi finanziaria prima e strutturale poi. Non ci riescono perché stanno male, dei mali del fisico e del cuoricino e della testa, e non credo che un taglio del prime rate o un paio di stanze con bagno in più in villetta cambino loro la vita. Non credo neppure che per star meglio serva loro declinare, come sta avvenendo, in termini puramente economici parole come "solidarietà" e "aiuto" (tutti hanno bisogno di aiuto, mica solo le imprese).
Tante persone che stanno male attorno a me stanno male perchè sono tremendamente, irrimediabilmente, inconsapevolmente sole. Sole col proprio narcisismo e con le proprie paure, col proprio bisogno di parlare al mondo e con i silenzi assordanti delle parole in serie, con i propri malesseri e con gli insoddisfacenti benesseri.
E le parole per loro ("loro"? siamo tutti "loro"), semplicemente, non si trovano, o stanno, stravolte e sconvolte, nei titoli di Bloomberg TV.

martedì 24 marzo 2009

il consiglio comunale del 24 marzo

Niente twittate dal Consiglio comunale, ieri sera, devo rifare la password di accesso ad Internet dalla Sala Consiglio. Che vi siete persi? Una mozione che esprime contrarietà alla riduzione del servizio dell'ARPA in Provincia di Pordenone, provvedimento previsto dalla attuale Giunta Regionale; in merito ad essa (presentata da Elio Rossetto) si è registrato il grande impegno di Daniele Caufin, che ha lasciato il gruppo della Lega Nord ed è passato al gruppo misto.
Poi, l'approvazione dell'intervento nel perimetro via Caboto-via Molinari, con il, recepimento di alcune delle osservazioni da parte di residenti (con qualche contrastante punto di vista, a dire il vero, tra l'Assessore Toffolo e la professionista incaricata del piano).
Poi, il recepimento di una mozione di AN sull'uso dei dissuasori nelle zone a traffico limitato.

Prima di tutto ciò, siparietto ad uso della propria identità poltica di Francesco Ribetti ed Emanuele Loperfido in merito all'organizzazione, nella Casa del Popolo di Torre, di una conferenza "negazionista" sul tema delle foibe. Ma guardatevi, quando saranno messi in Rete, gli interventi su pnbox, e vi farete un'idea da soli.

lunedì 23 marzo 2009

il Consiglio comunale di oggi su Twitter

A grande (!) richiesta, torna stasera l'aggiornamento via twitter sull'andamento del Consiglio comunale di Pordenone, che si riunisce alle ore 18. Potete seguirlo nello spazio di twitter qui a destra, o qui.

giovedì 19 marzo 2009

cambiamo cognome?



Il messaggio è chiaro.
Smettetela di litigare: arriva la colomba della pace e ci porta...nei Casini.

mercoledì 18 marzo 2009

Altrincham Grammar School for Girls

Ho letto questo su Repubblica online, mi è venuta la curiosità di cercare un sito di una delle scuole per sole ragazze cui si fa riferimento. Ho guardato qui e sono arrivato a questa scuola che sta dalle parti dello stadio del Manchester United, e che mi è parsa degna d'attenzione perché fa il paio con una analoga istituzione for boys only.
Mettendo a confronto le due homepages se ne ricava che:
1) si tratta di scuole antiche;
2) si tratta di scuole nelle quali si lavora molto duro, e lo si dichiara come vanto ("We are going to give you and your girls the best that we possibly can, but we won't do everything that you want us to. If parents want to be indulged a little more, that is not for us.");
3) si tratta di scuole che facilitano il successo nei competitivi passaggi per il prosieguo della carriera universitaria (qui, a dire il vero, i dati maggiormente enfatizzati riguardano i successi della scuola femminile).

E', insomma, depurata (al suo interno: ma c'è un "fuori"?) dai pruriti ormonali, la mitica scuola-seria-dove-si-studia: ed è naturalmente privata, costosa e selettiva.
Grazie tante: così, cari, siam capaci tutti.

martedì 17 marzo 2009

diario aperto

Il mulone antropologo, il suo sodale della Marca ed i loro soci lanciano questa iniziativa: una poderosa analisi del fenomeno dei social network in relazione alle dinamiche politiche, sociali e culturali dei territori. Buon lavoro!

lo sforzo di conquista di un ruolo attanziale nel consiglio comunale

Mentre in Consiglio comunale si deliberava di prese d'atto urbanistiche e si agivano schemi attanziali d'identità attorno alle mozioni di nullo effetto pratico, sommo sforzo di definizione di sé (o di un sé agibile di fronte agli altri)su eutanasia e testamento biologico, ecco (mancava questo, in effetti, all'elenco delle nequizie del post precedente) sgominato un giro di prostituzione (l'ennesimo) nel pordenonese, come le aperture dei quotidiani locali di oggi ampiamente dimostrano.
I giornali, giustamente, danno la prima pagina a questa notizia; i giornalisti abbandonano l'aula del consiglio comunale prima dell'avvio della discussione sulle due mozioni, ritenendo che si tratterà di giochi di ruolo già visti: hanno ragione, dal loro punto di vista.
Ma dal mio, di punto di vista, che è quello di chi narra le cose partecipandovi, anche se dall'angolo visuale di uno spiaggiato (come la voce narrante della prefazione dei Malavoglia), devo dire che trovo teneramente commovente lo sforzo di una quarantina di persone di buona volontà e di vasto disorientamento (tra cui io) di agire gli schemi di lettura del reale che hanno a disposizione nel mondo in cui vivono, e di manifestarne francamente le debolezze, tramite le loro parole.
La palla con cui giocavamo da bambini, direbbe Sandro Veronesi, è caduta, e forse ce ne stiamo accorgendo.

lunedì 16 marzo 2009

torna il Consiglio comunale di Pordenone

Stasera alle 18, dopo un mese dall'approvazione del bilancio preventivo, torna il consiglio comunale di Pordenone,il primo dopo il cambio nell'assessorato all'ambiente e dopo le primarie del Pd per l'individuazione del candidato alla presidenza della Provincia.
E' anche il Consiglio che viene subito dopo tre eventi, tra loro staccati, che tanto hanno fatto parlare di Pordenone: la brutale violenza ai danni del giovane gay disabile; la scoperta di un ciclista pordenonese coinvolto in un traffico di sostanze dopanti; la scoperta di un giro di false assunzioni di clandestini.

domenica 8 marzo 2009

decadenza dell'immaginario dell'Italia del Primo Ministro

Se quello che vediamo di viso, se vogliamo vederlo, nelle nostre giornate, non ci bastasse a ritenere davvero dura la crisi economica, la conferma la troveremmo nelle parole del Primo Ministro, che rimandano ad un immaginario collettivo in corso di liquidazione, di saldo da spiccioli di fine stagione: altro che ottimismo.

Dunque.
Siamo partiti da Milano 2, la voglia di costruire pezzi nuovi di città.
Abbiamo guadagnato bene e abbiamo cominciato a comprarci le ville. Una, due, tre, e via così: segno tangibile di prosperità.

E adesso?

Il piano casa consentirà "a chi ha una casa e che, nel frattempo ha ampliato la famiglia perché i figli si sono sposati e hanno dei nipoti, di aggiungere una stanza, due stanze o due bagni con servizi annessi alla villa esistente".

Capito? Niente ville nuove in Sardegna, al massimo la ristrutturazione alla buona per una stanza e un bagnetto.
E questa è l'Italia del Primo Ministro: un'Italia nella quale, per dare una casa ai figli ed ai nipoti, ci si arrangia e si allarga la propria.
Chi ha la villa, naturalmente.

venerdì 6 marzo 2009

l'unico paese al mondo...

...dove la crisi è piena di cospicui vantaggi:
"I pubblici dipendenti non hanno alcun timore di perdere il loro posto di lavoro. Hanno avuto un incremento salariale del 3,5% circa. L'inflazione è minore e il prezzo del petrolio porta dei risparmi alle famiglie su luce, gas e benzina. I pubblici dipendenti hanno un potere d'acquisto superiore al passato".
Inutile scrivere chi l'ha detto.

P.S. Qui per L'unico paese al mondo.

mercoledì 4 marzo 2009

i mondi possibili

Stefano Nicoletti qui:
"La sinistra o una destra autenticamente liberale dovrebbero imparare questo da Obama: come raccontare alla gente che infiniti altri mondi sono possibili."

sopravvoliamo

Tu a testa bassa affronti il bus ogni mattina
ma è un mezzo pubblico anche la ghigliottina.
Io per pagarmi la marmitta catalitica
mi son dovuto vendere tutta la macchina.
Tanto sarà tutta corsia preferenziale
per collegare ministeri e trattoriole e discoteche ed osterie
e boutiques e birrerie "Onorevole che prende""Salto il primo
di secondo cosa c'è?"

Sopravvoliamo sul territorio urbano
Sopravvoliamo su tutta la città
Sopravvoliamo sull'anziano
Sopravvoliamo.E vai col Kipli sound.

Ci son valori che non sono ancora crollati
conviene andare sempre in giro corazzati.
E ora che pure Benigni s'è sposato
non ci sta più chi ci bestemmia sul mercato.

Sciogliamo le camere
per un mondo migliore!
Sciogliamo le camere
con i caschi blu.

Sopravvoliamo sulla giunta di Milano
Sopravvoliamo, amore toccami le mano
Sopravvoliamo sul discorso all'italiano
Sopravvoliamo.E vai col Kipli sound.

Se io ti amo e tu mi ami veramente
la nostra storia non è molto interessante
se invece io ti detesto e neanche tu mi ami
vieni e sarem la coalizione di domani.
Ma in questa guerra che ci lascia tutti illesi
nè vincitori nè perdenti solo offesi
è un grosso rischio procreare li piccini
se me li tiri su coi film di Oldolini.

Sopravvoliamo sul cinema italiano
Sopravvoliamo su Baiano
Sopravvoliamo su Soldano
Sopravvoliamo.E vai col Kipli sound.
Sopravvoliamo su Forlana
Sopravvoliamo sulla nettezza urbana
Sopravvoliamo sul condono
Sopravvoliamo.E vai col Kipli sound.

(Corrado Guzzanti et alii, Avanzi, 1991)

martedì 3 marzo 2009

piccole Università crescono?

Gli ottimi muloni di bora.la ci rendono noto che a Gorizia il Consorzio Universitario si rinnova e reclama l'apertura della Facoltà di Architettura. Giustamente, i boraliani qualche perplessità la manifestano.

Ecco: questo è un tema squisitamente politico, e che chiama in causa la lungimiranza dei politici e più in generale delle classi dirigenti. Mi vengono subito in mente queste domande:
1) di quale tipo di alta formazione c'è bisogno, oggi (oggi: con strumenti di formazione molto più sofisticati di soli cinque anni fa, e lasciamo stare la crisi) su di un territorio?
2) siamo sicuri che la risposta giusta sia ancora oggi l'Università "generalista"?

Domande strettamente attuali anche per le rive di Naon, naturalmente.

lunedì 2 marzo 2009

si avvicina dedica

Si avvicina Dedica, il 6 ci sarà la conferenza stampa di presentazione. E' il momento di ripassare l'argomento e di leggere un po'.

venerdì 27 febbraio 2009

DS e Margherita esistono ancora

Ho appena avuto la prova che DS e Margherita esistono ancora.
Nella cassetta delle lettere ho trovato un appello, firmato da diversi esponenti dell'ex Margherita, per votare uno dei due candidati alle primarie per la Presidenza della Provincia di Pordenone. E qualche mio familiare ne ha ricevuto uno analogo, firmato da esponenti degli ex Ds.

per fare la rivoluzione ci vuole la buona educazione

"Mettetevi in fila: su, composti e ordinati".
Non era una maestra elementare di qualche anno fa: era, stamattina, al gracchiante megafono d'ordinanza, il leader di una piccolo corteo di studenti in protesta.
Ma non c'era niente da fare: gli studenti in questione non riuscivano a mettersi ordinati. E' scattata, insomma, la nemesi:
Anche per fare la rivoluzione
ci vuole la buona educazione.

giovedì 26 febbraio 2009

da Martin a Conficoni

Come ampiamente previsto anche dal vostro umile scrivano, Nicola Conficoni diventa assessore all'ambiente del Comune di Pordenone. Sergio Bolzonello conferma dunque l'intenzione di proseguire la tornata amministrativa mantenendo gli equilibri di partenza (anche se la carica di vicesindaco è passata ad un ex Margheritino, Renzo Mazzer).

Ecco l'articolo di Enri Lisetto, dal "Messaggero veneto", in merito alla nomina di Conficoni.

GIOVEDI 26 FEBBRAIO 2009

IL RIMPASTO DI GIUNTA
Il neoesponente della giunta Bolzonello cederà il seggio del consiglio a Fabio Pes
Conficoni assessore: debutto con lo smog
All’ex Ds, ora Pd, le deleghe a mobilità e ambiente. «Automobilisti, non temetemi»
«Il destino del Noncello? Si tratta di mettere in pratica il documento già approvato dal consiglio comunale per l’intero parco fluviale»
Tre gli obiettivi: valorizzazione della cultura ecologica, coinvolgimento dei cittadini e maggiori opportunità

di ENRI LISETTO

Messi da parte dubbi e resistenze, il sindaco, Sergio Bolzonello, ha nominato assessore l’ex diessino, ora Pd, Nicola Conficoni, 36 anni. Ieri mattina alle 9.30 Conficoni è stato convocato nell’ufficio del sindaco, che ha firmato la nomina, conferendogli le deleghe che furono di Ennio Martin, ovvero mobilità e ambiente. Conficoni, però, non sarà vicesindaco, delega che Bolzonello aveva attribuito, all’indomani delle dimissioni di Martin, all’assessore ai Lavori pubblici Renzo Mazzer. Le deleghe comprendono anche verde urbano e parchi, difesa del suolo e opere idrauliche, calamità naturali, gestione rifiuti, ciclo integrato delle acque e gestione dei contratti di servizio con Gea, le politiche per l’energia e antinquinamento, mobilità urbana, trasporto pubblico e gestione dei contratti di servizio con Gsm.
Conficoni si dimetterà da consigliere comunale lasciando il seggio al primo dei non eletti – dopo lo stesso Martin che dovrebbe rinunciare – a Fabio Pes, 25 anni.
Conficoni ha avuto un primo scambio di opinioni col primo cittadino («avrà gli stessi obiettivi che si è data questa maggioranza al momento della sua presentazione agli elettori»), il quale l’ha anche accompagnato negli uffici comunali di palazzo Crimini per conoscere la “macchina amministrativa” e il personale dipendente del Comune.
«Ringrazio il sindaco – ha spiegato Conficoni dopo il giro conoscitivo – che mi ha data l’opportunità di continuare a lavorare per la comunità affidandomi un ruolo di responsabilità. Proseguirò con dedizione il lavoro iniziato da Ennio Martin che ha costruito e ben guidato un assessorato complesso e delicato».
Molteplici, quindi, le problematiche che Conficoni sarà chiamato ad affrontare nella seconda parte della tornata amministrativa: «Valorizzare il patrimonio ambientale che costituisce una ricchezza peculiare della città; coinvolgere i cittadini per diffondere una cultura ecologica; sviluppare progetti atti a far considerare l’ambiente non come un vincolo, ma come una opportunità».
Il primo giorno da assessore, Conficoni ha “preso mano” con una delle problematiche più critiche della città: lo smog. «L’amministrazione comunale – ha spiegato il neoassessore – si è dotata di un piano emergenziale, ma intende continuare a lavorare soprattutto sul versante strutturale e culturale per incentivare forme di mobilità sostenibile.
Non è un mistero che Conficoni sia particolarmente sensibile alle questioni ambientali, tanto che dovrà gestire la possibile estensione della pedonalizzazione del centro storico. Dovranno quindi temere di più gli automobilisti o i ciclisti? «Dobbiamo sviluppare un progetto di mobilità integrata che, offrendo più opportunità agli automobilisti, migliori la sicurezza di pedoni e ciclisti». Ancora sulle questioni ambientali, ma nello specifico il destino della valorizzazione del Noncello, sul quale l’amministrazione comunale s’è particolarmente concentrata, «si tratta di attuare il documento condiviso approvato dal consiglio comunale. L’obiettivo è quello di riavvicinare la città al suo fiume, un’oasi naturale da preservare e valorizzare».
Conficoni è stato nominato dopo un percorso non privo di ostacoli, tanto che in un primo momento non era esclusa un’avocazione delle deleghe di Martin al sindaco fino alle elezioni europee. Poi la svolta: ma Conficoni si sentirà un assessore “sotto tutela”? «Mi sento – taglia corto – al pari di tutti i miei colleghi di giunta».

sabato 21 febbraio 2009

le regole del gioco

I segni con i quali si cominciano le cose sono sempre carichi di riverbero.

Mentre facevo i miei doveri di uomo di casa con un sabato libero, alternando dunque il mocio con riflessioni sui passaggi da riprendere delle lezioni della settimana, ho seguito sul servizio pubblico, che com'è noto è Sky, l'Assemblea nazionale del Pd, alla quale un telegramma che ora sta nel mio studio attesta che avrei avuto il diritto di partecipare (non me la son sentita, ancora ho dubbi a fare la tessera...).

E' palesemente il giorno di Dario Franceschini (la Finocchiaro che si dimentica di dar la parola ad Arturo Parisi in sede di presentazione delle candidature è più di un lapsus freudiano...), che verso le 13, mentre io finisco di passare l'anticalcare sui rubinetti del bagno, svolge il suo discorso da segretario , e che sulla fine promette che domani andrà a Ferrara, la sua città, a giurare fedeltà alla Costituzione sulla copia in possesso a suo padre.

Ci ho pensato un po' su, mentre sceglievo il detersivo lucidante adatto per il parquet del salotto.
Dunque: un anno e qualche giorno fa Veltroni inaugurava (in un febbraio molto più mite di quello in corso) la campagna elettorale del PD ad Assisi, con uno sfondo francescano che accompagnava bene il tono sobrio, ma bisogna dire anche già allora rassegnato, delle sue parole: oggi il primo gesto simbolico di Franceschini è quello di cui sopra.
Siamo passati, in un anno, dal richiamo ai valori sociali e religiosi, da parte del laico Veltroni, al richiamo alla carta fondante della Nazione, da parte del cattolico Franceschini.

Mi pare un segno interessante, ed emblematico del grado zero barthesiano nel quale ora si trova il PD: ripartire dalle regole del gioco. Più giù di così c'è il niente, forse nemmeno il niente, che almeno sarebbe qualcosa.

martedì 17 febbraio 2009

ieri ho letto, ma non solo

Durante il Consiglio comunale, ho letto, di Jean-Marie Le Clézio, Il continente invisibile e L'africano, prestatimi da Giovanni Zanolin. Più tradizionalmente libro di viaggio a sfondo antropologico il primo; più personale, nel doppio sguardo sulla propria infanzia e sulla vita ignota del padre, il secondo. Non conoscevo molto del Premio Nobel per la letteratura del 2008, ed immagino che le sue opere più importanti siano altre.

Posso anche, a scanso d'equivoco, riassumervi, uno per uno, tutti gli interventi che si sono susseguiti nel corso della giornata in Consiglio Comunale. L'occasione del bilancio preventivo e del piano triennale mette in moto, com'è ovvio, soprattutto i Consiglieri d'opposizione. E così è stato: qualcuno ha dato letture del testo del Bilancio, indicando dove avrebbe speso di più e diversamente (un classico esercizio da opposizione); qualcuno ha sostenuto le ragioni di singole categorie, o punti di vista (Verdichizzi, con la sua epocale battaglia all'Ici, e Piccinin, con la sua difesa degli storici commercianti pordenonesi): e qui è interessante notare che, quest'anno, è mancata la lista delle osservazioni dedicate ai singoli quartieri (un'attività da stakeholders trasversale agli schieramenti, ma forse non siamo ancora sotto elezioni...).

Le cose, a mio modesto avviso, interessanti?
UNO. La consapevolezza della crisi economica, la franca ammissione, da più parti, di non avere idea di tempi e di ricadute. L'Assessore Zanolin, nella sua replica conclusiva, ha affermato che i Servizi Sociali del Comune sono sollecitati già da ottobre in merito alle varie situazioni di difficoltà, e che l'orientamento è quello di cercare di proporre, per chi perde lavoro, anche percorsi di riqualificazione. La cosa mi pare molto interessante, mi sarebbe piaciuto saperne di più.
DUE. Niente Piano Regolatore, per questo mandato. La nuova Amministrazione Regionale ha cambiato le leggi -che erano appena state cambiate dall'Amministrazione precedente- e quindi il percorso non potrà essere avviato. Si farà invece un grosso intervento sulla città mediante la "variante servizi": speriamo bene, perché uno dei punti di forza del programma della coalizione che ha sostenuto Sergio Bolzonello stava proprio qui.
TRE. Parecchi hanno chiesto lumi sul futuro del Consorzio Universitario, da più parti. Buon sintomo, che si condivida l'idea che la formazione è una delle strade prioritarie per uscir fuori dai momenti difficili. La mia impressione è, però, che si abbia in mente un modello della presenza universitaria a Pordenone ancora legato alla logica della "sede periferica", logica che gli Atenei della Regione non sembrano più in grado di sostenere, e che del resto crea poco radicamento. Mi piacerebbe pensare, piuttosto, alla capacità (che può essere espressa solo da un concorso di forze) di trovare spazi per formazione di alta qualità che valorizzi le risorse del territorio, e a forme d'incentivo per i talenti pordenonesi anche lontani dalle rive del Noncello...

IN CONCLUSIONE.

Preoccupazione e voglia di fare, dichiarazioni di voler lavorare insieme. Bene.
Intuizioni su alcuni settori che saranno decisivi nei prossimi anni per uscire dalla crisi, come la formazione. Bene.
Progettualità e capacità di lavorare davvero insieme? Vedremo. A metà mandato amministrativo, mi dicono gli esperti di queste cose, di solito si è, come Fonzie di Happy Days, saltato lo squalo.
Ora bisognerebbe invece essere
progettuali,
lungimiranti
...e provvisori.
Saremo capaci?

P.S. Un saluto ad Ennio Martin, che lascia l'Assessorato all'Ambiente, ponendo al contempo termine ad uno dei filoni narrativi più coloriti (agli inizi)ed estenuanti (ora) di questo mandato amministrativo, cioè quello degli attacchi, all'indirizzo dell'Assessore, da parte di Orazio Cantiello.
Per la successione, le logiche di coalizione vaticinano il nome di Nicola Conficoni, in quota alla componente ex Ds del Pd (sembra un gioco di parole, ma è tutto vero). Sapremo presto.

sabato 14 febbraio 2009

sibi ipsi monitum

Grazie al piccolo Zaccheo per la segnalazione:

«Che sciocco sei! Sono i lettori colti quelli che si possono imbrogliare. La vera difficoltà sono gli altri. Quando mai hai conosciuto un operaio che crede a ciò che dicono i giornali? Parte dal presupposto che fan solo propaganda e quindi salta a piè pari agli articoli di fondo. Compra i giornali per i risultati delle partite di calcio e per i trafiletti sulle ragazze che cadono dalla finestra o sui cadaveri che vengono rinvenuti in qualche appartamento… È lui il nostro problema: dobbiamo cambiargli la testa. Ma le persone istruite, quando leggono le riviste intellettuali, non hanno bisogno che gli si cambi la testa. Credono già a tutto» (Clive Staples Lewis: Quell’orribile forza, tr.it. Milano 1999, pp. 131-132).

datemi un Consiglio

Lunedì passerò tutta la giornata, anziché tra i miei allievi o in Biblioteca o in Università,tra i banchi del Consiglio comunale di Portus Naonis, per la seduta dedicata all'approvazione del Bilancio preventivo per il 2009.
A ragione di svariate ragioni, abbastanza evidenti, ci sarà parecchio di che annoiare (se per ventura mi salterà il ticchio d'intervenire) e di annoiarmi (ebbene sì, nessuno siamo perfetti). Insomma, tra gli sparuti lettori del blog, c'è qualcuno che vuole darmi dei buoni consigli su cosa leggere durante il Consiglio? Vi prometto che seguirò, nel corso del Consiglio, il consiglio che mi parrà migliore, e che offrirò l'aperitivo, nella giornata stessa di lunedì, al suo latore (o latrice).
Aiutatemi!

giovedì 5 febbraio 2009

niente scherzi coi classici

Mai piegare i classici alla contingenza del presente: Renato Soru qui:
"Dopo Caligola viene Traiano, e poi Adriano".
In realtà, dopo Caligola sono venuti Claudio e Nerone. Se è una profezia sul futuro politico per l'Italia, male mi sento.

Facebook e la vita che avresti potuto

Mi hanno raccontato di una nuova tendenza che Facebook sta alimentando: quella degli ex che si ritrovano e, a seconda dei casi, rimpiangono i bei tempi, rammemorano le occasioni perdute, trasformano le antiche braci in amicizia, riaccendono la passione, ricominciano ad insultarsi. Con tutte le gradazioni dal virtuale al reale, naturalmente. Mi pare che gli Anglosassoni questa cosa l'abbiano definita "Retrosexual".
Facebook, insomma: tra le altre cose (alcune molto buone, naturalmente), un posto dove ri-vivere le vite che non hai vissuto e che avresti potuto. E con quella che attraversi (dire "hai" è un po' troppo), come la metti?

domenica 1 febbraio 2009

la politica "locale"

Il bello della politica svolta a livello locale è che essa non può prendere se stessa sul serio, oltre un certo punto. Si parla di strade, iniziative culturali, edilizia o sanità, che sono tutte cose rispettabili, beninteso: ma ben sapendo che le faccende davvero importanti sono fuori del campo d'azione del nostro discorso.
E per fortuna: non sono "cose" politiche.

sabato 31 gennaio 2009

sogno

Arrivo nella mia città di sera, non so con che mezzo.
Non so nemmeno dov'è casa mia. Entro in una cabina telefonica per telefonare a qualcuno -credo i miei genitori-, perché me lo dica.
Piove.
L'unica cosa che mi pare di sapere è che la casa sia molto lontana da dove mi trovo ora.

venerdì 30 gennaio 2009

L'uccellino buddista

L'uccellino buddista (la storia la trovate qui) sta posato sulla spalla e dice, ogni giorno: "E se questo fosse l'ultimo? Stai vivendo la tua vita come devi?"

sabato 24 gennaio 2009

così

Periodo così.
La soglia perché qualche cosa mi paia da scriversi sul blog, si è alzata. E quindi, non scrivo.

lunedì 5 gennaio 2009

un buon proposito per l'anno nuovo

Gli insegnanti noiosi demotivano, ovvero non c'è argomento che non possa interessare se si presenta una cornice narratologica ed esistenziale plausibile. Bene, da ricordare questo articolo del Guardian.