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martedì 23 marzo 2010

Duccio e il Cristianesimo

Gesù che invita a fidarsi, Pietro che si sorprende di poter camminare sull'acqua, alcuni discepoli che osservano ed altri impegnati a reggere le reti piene di pesci blu come l'acqua, materia che esce dalla materia. Dal confronto duro, serrato, con la realtà delle cose, allo stupore, alla sorpresa di potercela fare ad accettare un messaggio stupefacente ed accogliente: il senso del Cristianesimo per Duccio di Buoninsegna, qui.

giovedì 3 luglio 2008

centri islamici, rifugiati e arcipelaghi

La vicenda dell'arrivo di circa 250 rifugiati ad Aviano ha rapidamente ridimensionato quella, peraltro già sgonfiatasi da sola, per la sua inconsistenza fattuale (epperò mediaticamente buona per lo spazio d'un mattino) della presunta apertura di un centro di cultura islamica a Pordenone. Volendoci, perché si è fatti così, ostinare ancora a trovare una morale della storia, possiamo dire che le ragioni della globalizzazione sono, oggettivamente, più forti della difesa del proprio orticello (la quale al più può essere utilizzata come miope traino per miopi successi elettorali, e ciò vale per tutti), e che il giardiniere dell'orto globale abbia gli stessi verdi colori politici del giardiniere dell'orto locale, fa, ancora una volta oggettivamente, poca differenza.
Insomma, in fin dei conti si cade sempre lì: siamo l'Europa, bellezza, l'avventura di quell'arcipelago composito di culture la cui unica regola sicura è la conoscenza.

domenica 29 giugno 2008

lettere paoline

Segnalo a tutti un sito che s'inaugura ufficialmente oggi, con l'avvio dell'anno paolino: Lettere Paoline. Tra i curatori c'è un naoniano genius loci, il pordenonese Luigi Walt, al quale vanno i miei complimenti ed i miei auguri per l'impegnativo progetto.

venerdì 21 marzo 2008

il paradosso cristiano

Venerdì della Passione. Quoto questo meraviglioso Giulio Mozzi:

Così
"Così", dice l'amico,
"così
è finita la storia?". "Così", gli dico,
finisce qualunque storia:
nel nulla, e in gloria".

Aquileia, i bambini, i pesci ed i mosaici

Ai bambini, come è naturale, hanno fatto venire in mente Alla ricerca di Nemo, i pesciolini della Basilica di Aquileia che li hanno accolti in una giornata di sole (un sole che ha illuminato magnificamente l'interno del battistero) e di radi e beneducati visitatori.
A me, la ridda di simboli, compresa la stella a sei punte nella Cripta degli Scavi, ha rimesso in moto la fantasia di un Cristianesimo che doveva essere colto, però anche popolare e, come dire, socialmente lungimirante (il Cristianesimo che dava dignità sacramentale alla lavanda dei piedi)...
Così, stasera, tornato a casa, ho cercato queste righe di uno dei più attenti conoscitori della complessa simbologia dei mosaici, Renato Iacumin:
"la lettura dell'insieme, dunque, ci dice che quello della Salvezza è un messaggio universale, rivolto a tutti gli uomini indipendentemente dalla razza, cultura e addirittura fede".
Già.

domenica 16 marzo 2008

diciamo due cose sul Tibet?

Già a dicembre (guardate qui) avevo (come tanti) sottolineato gli opportunistici e trasversali dinieghi (a riceverlo) che avevano accompagnato la visita del Dalai Lama in Italia. Varrebbe la pena, adesso, che la politica battesse un colpo; o in nome della globalizzazione va tutto bene?
Guardate anche cosa dice Enrico Maria Milic. Almeno pensarci...

martedì 15 gennaio 2008

la Sapienza

Benedetto XVI ha annullato la sua visita alla Sapienza: tutta la questione mi pare davvero molto triste, per non dire altro. Mica tanto un segno di civiltà, ecco.
"Sono vivo e sto bene. Solo che tra i pochi diritti che mi arrogo c'è anche quello di non scrivere se non ne ho voglia.Cosa potrei raccontare? Che ho visto il primo volume del cofanetto Fabio Volo Collection con tre suoi film in dvd? Lo sapete che è quasi impossibile trovare dvd di film con Gian Maria Volontè?Oppure che ho rivalutato il Papa dopo che ha cancellato la sua visita a La Sapienza per non incontrare quella manica di studentelli puzzoni e grezzi che si credono laici e liberi e non si accorgono di recitare sempre lo stesso copione vecchio di decenni?Insomma, è tutto così noioso e ripetitivo che quasi quasi torno a dormire."

E, per aggiungere: volete sapere chi ha fondato la Sapienza? Andate a vedere il piccolo Zaccheo...

martedì 8 gennaio 2008

la città 2.0 di Luca De Biase

Luca De Biase è uno dei più noti ed apprezzati giornalisti esperti di web 2.0 (al suo L'economia della felicità vorrei dedicare un post prossimo). Bene, vi incollo qui, dal suo blog, il post del 4 gennaio, che disegna le caratteristiche della città cui pensare per il futuro. In tempi nei quali sembriamo attanagliati da un presente che non fa altro che presentare i conti della noncuranza del passato, l'invito a pensare strategicamente è davvero aria buona da respirare.
E del resto, Bonhoeffer diceva che il metro di misura delle nostre azioni è la loro ricaduta sui nostri figli.
Ecco il post di De Biase:

Venerdì, 4 gennaio 2008
Le città del futuro. Argomento appassionante, le città. Perché sono il principale contesto esistenziale della maggior parte della popolazione mondiale (secondo l'Ocse). Perché sono generatori di senso e di fatica di vivere. Perché ci parlano del progetto, implicito o esplicito, sul quale la comunità a noi più vicina sembra avere per costruire il futuro.Le città sono reti di relazioni e connessioni. Spesso si pensano come insiemi di case e strade appoggiate su un territorio, ma sono essenzialmente le persone che le abitano. Si attraversano in orizzontale ma nascondono gerarchie talvolta inestricabili. Sono piene di segni e di storia. Sono piene di sofferenze e di indifferenza. Le città sono la rivincita della geografia sulle tecnologie che si pensava le abolissero. Sono il luogo dal quale parte la disperazione. Ma anche il centro dove nasce la costruzione del futuro. Il paesaggio industriale lascia quotidianamente il posto al paesaggio della conoscenza. Ma è una trasformazione che possiamo pensare. Dedichiamo tanto tempo a pensare internet, ma vale la pena di dedicare altrettanto tempo a pensare la città. In fondo, le nozioni di internet e di città hanno molto in comune...Ecco alcune riflessioni sulla città che immagino si prepari a costruire il futuro:
1. La città migliore pensa al lungo termine.
Il che si vede dalla sua capacità di raccontare la sua missione, identità, visione. Di definire il suo progetto. Di costruire il consenso. Di lasciare scorrere il dibattito e l'informazione libera. Per questo ci vuole, anche, una classe dirigente che sia davvero animata da uno spirito di servizio per la comunità. E una buona rete di relazioni tra università, autorità, innovatori.
2. Emergono indicatori che danno il senso dei risultati ottenuti nella direzione progettuale di lungo termine: infrastrutture e investimenti in ricerca, dotazione tecnologica e stato dell'educazione, attrazione di talenti e accessibilità, connessioni interne e collaborazione tra i cittadini, valorizzazione e produzione di cultura, ambiente e sanità...
3. Si dà un sistema di valutazioni della qualità dei sistemi incentivanti per lasciar fiorire una quantità sufficiente di iniziative tale da trasformarla in un laboratorio continuo nel quale si sperimentano le idee nuove.
Lo so... Si dicono queste cose e poi ci si guarda intorno... Ma l'utopia è una disciplina da coltivare. Imho.

domenica 23 dicembre 2007

Buon Natale

"Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto piú spesso e piú a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me.
Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell’oscurità, o fossero nel trascendente fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza.
La prima comincia dal posto che io occupo nel mondo sensibile esterno, ed estende la connessione in cui mi trovo a una grandezza interminabile, con mondi e mondi, e sistemi di sistemi; e poi ancora ai tempi illimitati del loro movimento periodico, del loro principio e della loro durata.
La seconda comincia dal mio io indivisibile, dalla mia personalità, e mi rappresenta in un mondo che ha la vera infinitezza, ma che solo l’intelletto può penetrare, e con cui (ma perciò anche in pari tempo con tutti quei mondi visibili) io mi riconosco in una connessione non, come là, semplicemente accidentale, ma universale e necessaria.
Il primo spettacolo di una quantità innumerevole di mondi annulla affatto la mia importanza di creatura animale che deve restituire al pianeta (un semplice punto nell’Universo) la materia della quale si formò, dopo essere stata provvista per breve tempo (e non si sa come) della forza vitale. Il secondo, invece, eleva infinitamente il mio valore, come [valore] di una intelligenza, mediante la mia personalità in cui la legge morale mi manifesta una vita indipendente dall’animalità e anche dall’intero mondo sensibile, almeno per quanto si può riferire dalla determinazione conforme ai fini della mia esistenza mediante questa legge: la quale determinazione non è ristretta alle condizioni e ai limiti di questa vita, ma si estende all’infinito."
I. Kant, Critica della ragion pratica, Conclusione (I. Kant, Critica della ragion pratica, Laterza, Bari, 1974, pagg. 197-198)
ISACCO DI SIRIA (dalla Filocalia)
"Cerca di entrare nella tua cella interiore e vedrai la cella celeste. L'una e l'altra sono la stessa cosa, e la stessa porta apre la visione di ambedue. La scala che conduce al Regno è nascosta dentro di te, nella tua anima. Lavati dalle macchie del peccato, scoprirai i gradini sui quali potrai salire."
E quindi...Buon Natale a tutti.